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La Costituzione è femmina. Ed è stata scritta anche dalle donne

Tra i 558 eletti all’Assemblea Costituente durante le elezioni libere del 1946, le prime a suffragio universale, c’erano infatti 21 deputate in rappresentanza di quattro gruppi parlamentari: socialista, comunista, democratico cristiano e dell’Uomo Qualunque.

La presenza femminile in un contesto fino a quel momento proibito suscitò grande curiosità e i media dell’epoca s’impegnarono in dettagliate descrizioni delle mise indossate dalle parlamentari: cosa che, a dir la verità, si ripete spesso anche ai nostri giorni, per fortuna non più per lo stupore di vedere una donna occupare uno scranno, e purtroppo perché in certi casi la scelta dell’abito è la cosa più interessante da dire sulle attività della eletta.

ECCO COME VENIVANO RACCONTATE LE DONNE  – Non apparve dunque strano che le colonne del “Risorgimento liberale” il 26 giugno 1946, il giorno dopo la prima seduta della Costituente, riferissero a proposito di Bianca Bianchi, prima delle elette con 15.000 voti: “Vestiva un abito colore vinaccia e i capelli lucenti che la onorevole porta fluenti e sciolti sulle spalle le conferivano un aspetto d’angelo. Vista sull’ alto banco della presidenza dove salì con i più giovani colleghi a costituire l’ufficio provvisorio, ingentiliva l’austerità di quegli scranni“.

La descrizione continuò, poi, con un vero e proprio trattato della moda dell’epoca: “Era con lei (oltre all’ Andreotti, al Matteotti e al Cicerone) Teresa Mattei, di venticinque anni e mesi due, la più giovane di tutti nella Camera, vestita in blu a pallini bianchi e con un bianco collarino. Più vistose altre colleghe: le comuniste in genere erano in vesti chiare (una in colore tuorlo d’uovo); la qualunquista Della Penna in color saponetta e complicata pettinatura (un rouleau di capelli biondi attorno alla testa); in tailleur di shantung beige la Cingolani Guidi, che era la sola democristiana in chiaro; in blu e pallini rossi la Montagnana; molto elegante, in nero signorile e con bei guanti traforati la Merlin; un’altra in veste marmorizzata su fondo rosa”.

DA NILDE IOTTI AD ANGELINA MERLIN – Valore, serietà ed impegno le parlamentari li avrebbero poi dimostrati da quel momento fino al 22 dicembre 1947, ultimo giorno dei lavori di redazione e discussione della Carta Costituzionale promulgata cinque giorni dopo. In particolare, alla speciale Commissione per la Costituzione anche detta “Commissione dei 75”, incaricata di elaborare e proporre il progetto di Costituzione repubblicana, presero parte in 5: Maria Federici (DC), Nilde Iotti e Teresa Noce (PCI), Angelina Merlin (PSI), Ottavia Penna Buscemi (PUQ).

Alle parlamentari furono affidati temi di discussione ritenuti più vicini alle donne quali famiglia, maternità ed infanzia; esse non mancarono, però, di dire la propria sulla parità dei diritti al lavoro e in particolare animarono la battaglia per l’accesso alla Magistratura, vinta con l’emendamento Federici: i colleghi, infatti, con atteggiamento fastidiosamente paternalistico, non ritenevano che l’animo femminile potesse sostenere la pressione giudiziaria perché sensibile e influenzabile. Le costituenti intervennero anche nelle discussioni sulla scuola e l’istruzione, sull’ordinamento delle Regioni, sull’organizzazione internazionale del lavoro e sui problemi connessi all’aumento in Italia dell’emigrazione di tipo economico.

di Astrid D'Eredità

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8 Marzo
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