Storia del Teatro

Il primo spazio teatrale fu probabilmente un prato.

I Greci pensarono di sfruttare l'invaso tra due colline sistemandolo a gradini di terra battuta, in fondo ottenevano lo spazio per gli attori. Dalle gradinate gli spettatori godevano di ottima visibilità e potevano essere raccolti in gran numero in spazio limitato.

In seguito i Greci costruirono gradini di pietra e muri di sostegno rimanendo pero vincolati a uno spiazzo naturale.
I Romani invece di utilizzare un luogo naturale, costruirono un contenitore semicircolare; dentro sistemarono la stessa pianta dei Greci.

Forse il teatro è la più antica forma d'espressione dell'uomo; forse ancor prima di imparare a parlare gli uomini hanno dato forma alle loro gioie e al loro dolore rappresentandoli con un misto di gesti di suoni e di danze; per mezzo del teatro hanno comunicato i loro stati d'animo ai compagni: insieme hanno celebrato feste.

È poi noto che i bambini imparano prima a giocare che a parlare, e nessuno insegna alla bambina a recitare da mamma per la sua bambola o al bambino a travestirsi da Indiano.

La capacità di fare teatro non è peculiare dell'uomo, anche gli animali ne fanno: il gallo ottiene il dominio del pollaio non solo con la forza, ma anche «facendo il galletto», cioè inscenando visivamente la propria forza in una esibizione teatrale. Il colombo per corteggiare la sposa esegue un numero di varietà con appropriati gorgheggi e passi di danza. Senza contare le finte battaglie dei bisonti e dei cervi, cerimonie in cui i maschi esibiscono la propria forza per ottenere il dominio del branco.

La prima società umana, formata da cacciatori, ha cercato di ottenere il controllo sugli animali per mezzo della magia e ha inventato maschere, indossato pellicce e imitato i movimenti delle fiere. Insomma ha fatto del teatro.

Quando l'umanità ha tentato di dare una spiegazione alla propria origine e al proprio destino, attraverso il mito ha provato a dare delle risposte. E ancora una volta è il teatro a rappresentare il mito e a dare figura agli eroi.

Anche la religione, con i canti e le musiche, le cerimonie per propiziarsi gli dei, si è servita del teatro.

Quando i gruppi sociali definitivamente antagonisti prendono coscienza della propria storia, non è più possibile ricomporre il dissidio tra le classi in un'unica e superiore visione delle cose, non si celebrano più miti, il teatro diventa critico; nasce il teatro moderno. Aristofane, Molière, Shakespeare, Brecht, sono in disarmonia con la propria società.

Nessuna forma d'espressione è ricca e complessa quanto il linguaggio teatrale. L'atto di rappresentare, nato insieme all'atto di comunicare (un gesto mimico accompagnato da un grido affettivo o onomatopeico) in un primo tempo si è sviluppato di pari passo con la lingua di comunicazione, passando da uno stadio prevalentemente mimico a uno stadio prevalentemente fonetico. Infatti presso i popoli primitivi prevalevano la pantomima e la danza. Poi ogni conquista sul piano dell'espressione è confluita nel teatro che ha assimilato ai propri bisogni mimica, danza, parola, pittura, scultura, musica, architettura, restituendoli in una sintesi dinamica che costituisce appunto il linguaggio teatrale.

La scenografia che in origine ricreava un ambiente determinato storicamente e realisticamente (un bosco o l'esterno di una reggia) oggi viene usata in modo da esprimere fantasticamente il luogo del dramma, così come le luci che servivano semplicemente a illuminare le scene, oggi sono espressive di uno stato d'animo o di una situazione.

La musica non è più semplicemente funzionale (ad esempio una fanfara per l'ingresso dell'esercito) ma anch'essa sottolinea psicologicamente la recitazione, crea tensioni, trasmette idee. Lo stesso concetto vale per la recitazione, il gesto, il trucco.

In conclusione, ogni elemento costitutivo del linguaggio teatrale è nato come imitazione della natura e della realtà e ha poi subito un processo di trasposizione simbolica.

Questo lavoro di sintesi e di stilizzazione nel teatro occidentale è avvenuto molto lentamente; anzi durante l'ascesa della società borghese si è andati in direzione opposta, verso il più crudo e piatto verismo: quel che accade sul palcoscenico è un frammento di realtà, spiato dal buco della serratura.

Il teatro orientale ha percorso fino in fondo la strada della stilizzazione caricando di significato ogni minimo gesto, ogni dettaglio del costume, la più sottile linea del trucco. Quest'arte ha saputo affinarsi e conservarsi per la relativa immobilità delle società orientali che hanno subito radicali trasformazioni solo negli ultimi decenni.

Un'ultima considerazione: il teatro a differenza di molte arti per realizzarsi non si affida al singolo, ma ha bisogno dell'attore, del regista, dello scrittore, dello scenografo, del musicista e in più è determinante l'apporto del costruttore delle scene, del macchinista, dell'elettricista. Nasce dalla collaborazione di più persone, e una volta che lo spettacolo è realizzato deve necessariamente entrare in rapporto col pubblico, altrimenti non vive.

Adesso possiamo capovolgere l'affermazione iniziale: nessuna forma di espressione può essere povera ed essenziale come il linguaggio teatrale: un uomo che si rivolge agli altri uomini, come alle origini.

Questa duttilità e la capacità di entrare in presa diretta col pubblico, rendono il teatro uno strumento in grado di comunicare con immediata evidenza ed efficacia. Con ciò si spiega la messa al bando del teatro e l'accanirsi della censura in ogni epoca e in ogni continente.
 

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