
Forse
il teatro è la più antica forma
d'espressione dell'uomo; forse ancor
prima di imparare a parlare gli
uomini hanno dato forma alle loro
gioie e al loro dolore
rappresentandoli con un misto di
gesti di suoni e di danze; per mezzo
del teatro hanno comunicato i loro
stati d'animo ai compagni: insieme
hanno celebrato feste.

È poi noto che i bambini imparano
prima a giocare che a parlare, e
nessuno insegna alla bambina a
recitare da mamma per la sua bambola
o al bambino a travestirsi da
Indiano.
La capacità di fare teatro non è
peculiare dell'uomo, anche gli
animali ne fanno: il gallo ottiene
il dominio del pollaio non solo con
la forza, ma anche «facendo il
galletto», cioè inscenando
visivamente la propria forza in una
esibizione teatrale. Il colombo per
corteggiare la sposa esegue un
numero di varietà con appropriati
gorgheggi e passi di danza. Senza
contare le finte battaglie dei
bisonti e dei cervi, cerimonie in
cui i maschi esibiscono la propria
forza per ottenere il dominio del
branco.
La prima società umana,
formata da cacciatori, ha cercato di
ottenere il controllo sugli animali
per mezzo della magia e ha inventato
maschere, indossato pellicce e
imitato i movimenti delle fiere.
Insomma ha fatto del teatro.
Quando l'umanità ha tentato di dare
una spiegazione alla propria origine
e al proprio destino, attraverso il
mito ha provato a dare delle
risposte. E ancora una volta è il
teatro a rappresentare il mito e a
dare figura agli eroi.
Anche la
religione, con i canti e le musiche,
le cerimonie per propiziarsi gli
dei, si è servita del teatro.
Quando
i gruppi sociali definitivamente
antagonisti prendono coscienza della
propria storia, non è più possibile
ricomporre il dissidio tra le classi
in un'unica e superiore visione
delle cose, non si celebrano più
miti, il teatro diventa critico;
nasce il teatro moderno. Aristofane,
Molière, Shakespeare, Brecht, sono
in disarmonia con la propria
società.
Nessuna forma d'espressione è ricca
e complessa quanto il linguaggio
teatrale. L'atto di rappresentare,
nato insieme all'atto di comunicare
(un gesto mimico accompagnato da un
grido affettivo o onomatopeico) in
un primo tempo si è sviluppato di
pari passo con la lingua di
comunicazione, passando da uno
stadio prevalentemente mimico a uno
stadio prevalentemente fonetico.
Infatti presso i popoli primitivi
prevalevano la pantomima e la danza.
Poi ogni conquista sul piano
dell'espressione è confluita nel
teatro che ha assimilato ai propri
bisogni mimica, danza, parola,
pittura, scultura, musica,
architettura, restituendoli in una
sintesi dinamica che costituisce
appunto il linguaggio teatrale.
La scenografia che in origine
ricreava un ambiente determinato
storicamente e realisticamente (un
bosco o l'esterno di una reggia)
oggi viene usata in modo da
esprimere fantasticamente il luogo
del dramma, così come le luci che
servivano semplicemente a illuminare
le scene, oggi sono espressive di
uno stato d'animo o di una
situazione.
La musica non è più
semplicemente funzionale (ad esempio
una fanfara per l'ingresso
dell'esercito) ma anch'essa
sottolinea psicologicamente la
recitazione, crea tensioni,
trasmette idee. Lo stesso concetto
vale per la recitazione, il gesto,
il trucco.
In conclusione, ogni
elemento costitutivo del linguaggio
teatrale è nato come imitazione
della natura e della realtà e ha poi
subito un processo di trasposizione
simbolica.
Questo lavoro di sintesi e di
stilizzazione nel teatro occidentale
è avvenuto molto lentamente; anzi
durante l'ascesa della società
borghese si è andati in direzione
opposta, verso il più crudo e piatto
verismo: quel che accade sul
palcoscenico è un frammento di
realtà, spiato dal buco della
serratura.
Il teatro orientale ha percorso fino
in fondo la strada della
stilizzazione caricando di
significato ogni minimo gesto, ogni
dettaglio del costume, la più
sottile linea del trucco. Quest'arte
ha saputo affinarsi e conservarsi
per la relativa immobilità delle
società orientali che hanno subito
radicali trasformazioni solo negli
ultimi decenni.
Un'ultima
considerazione: il teatro a
differenza di molte arti per
realizzarsi non si affida al
singolo, ma ha bisogno dell'attore,
del regista, dello scrittore, dello
scenografo, del musicista e in più è
determinante l'apporto del
costruttore delle scene, del
macchinista, dell'elettricista.
Nasce dalla collaborazione di più
persone, e una volta che lo
spettacolo è realizzato deve
necessariamente entrare in rapporto
col pubblico, altrimenti non vive.
Adesso possiamo capovolgere
l'affermazione iniziale: nessuna
forma di espressione può essere
povera ed essenziale come il
linguaggio teatrale: un uomo che si
rivolge agli altri uomini, come alle
origini.
Questa duttilità e la capacità di
entrare in presa diretta col
pubblico, rendono il teatro uno
strumento in grado di comunicare con
immediata evidenza ed efficacia. Con
ciò si spiega la messa al bando del
teatro e l'accanirsi della censura
in ogni epoca e in ogni continente.