Filippa, Pina e Orsola Rotondo
Santa Caterina Villaermosa (Caltanissetta) 1910 - 1989, 1940-vivente, 1946-vivente
Tre donne
siciliane, tre ricamatrici,
tre combattenti. Grandi
lenzuola bianche con il
bordo sfilato, splendide
tovaglie a punto ombra o
punto rodi, ricamate tra
chiacchiere e canzoni da
donne di tutte le età sedute
davanti alle soglie di casa…
Si facevano per i corredi di
famiglia, o su ordinazione
di signore ricche e
importanti, che vivevano
lontano. Filippa Pantano,
sposata Rotondo, e le due
figlie Pina ed Orsola, sono
bravissime, ma non sono le
sole: decine e decine di
donne di Santa Caterina
Villaermosa, paese di circa
10.000 abitanti in provincia
di Caltanissetta, lavorano
altrettanto bene.
Nel dopoguerra, quello che
era un lavoro singolo e
quasi artistico, viene
individuato dal mercato e,
ovviamente, assorbito e
sfruttato.
Si costituiscono nelle città
siciliane (ad Agrigento e
Palermo, soprattutto)
aziende che si fregiano di
vari titoli: “Corredi”,
“Ricami siciliani” e così
via, che cercano di
accaparrarsi il raffinato
prodotto per venderlo nei
grandi centri urbani e anche
all’estero. Gli intermediari
girano i paesi, guardano i
lavori, fanno ordinazioni
offrendo compensi irrisori e
incerti. Arrivano anche a
Santa Caterina, e incrociano
le donne della famiglia
Rotondo.
La capostipite, Filippa, è
una donna particolarmente
energica e combattiva; è
stata emigrata in Germania
ed è tornata in paese.
Accetta di consegnare
qualche ricamo, ma poi
valuta insostenibile il
rapporto che si va
stabilendo tra le
ricamatrici (senza
assicurazione né garanzie
contrattuali) e i
committenti-intermediari,
che fanno quello che
vogliono.
Con il ’68 e l’autunno
caldo, un clima progressista
e di speranza soffia
dovunque. Anche a Santa
Caterina le cose possono e
devono cambiare. Negli anni
Settanta Filippa fonda,
insieme alle figlie e alle
vicine di casa, la Lega
delle ricamatrici, aderente
alla CGIL.
Cominciano le trattative con
gli intermediari: si cerca
di valutare i singoli capi
ricamati in base alle ore di
lavoro, e di stabilire una
paga di almeno £. 150 l’ora.
Dopo molti tentativi andati
a vuoto, viene indetta una
grande manifestazione
cittadina con corteo, che
coinvolge anche
l’Amministrazione comunale.
La Lega delle ricamatrici
conta adesso 875 iscritte.
Le donne politicamente
impegnate di Palermo (molto
attive in quegli anni, e che
si raccolgono attorno al
PCI, all’UDI, alla CGIL)
individuano nella realtà di
Santa Caterina un segmento
della lotta più generale per
l’emancipazione femminile e
i diritti del lavoro. Si
recano a Santa Caterina.
Esprimono la loro
solidarietà, e cercano di
diffondere l’esperienza in
tutta l’Isola. Ricamatrici a
domicilio ce n’è dovunque:
nelle province di Agrigento,
Ragusa, Siracusa, fino a
Taormina e altrove.
L’esempio delle donne
nissene fa scuola: le Leghe
delle ricamatrici si
estendono in tutta la
Sicilia (si terrà una grande
manifestazione di quasi
mille donne a Palermo nei
primi di giugno del ’73). Si
traccia una piattaforma
rivendicativa complessiva,
che includa una valutazione
dei tempi di lavoro
necessari per ogni capo, una
paga oraria e un minimo di
rapporto previdenziale. Nel
clima politico di quegli
anni (governi di solidarietà
nazionale) si pensa di poter
regolamentare anche
prestazioni come queste,
difficilmente controllabili.
Si giunge a fare approvare
in Parlamento una legge (n°
877 del 18 dicembre 1973)
per la disciplina del lavoro
a domicilio, che sarà
difficile applicare e che
lentamente cadrà in disuso.
Ma Filippa, con le sue
figlie Giuseppina e Orsola e
le altre compagne, non si
arrende. Costituisce nel
1977 una Cooperativa: La
rosa rossa, che ottiene una
certa visibilità attraverso
i media. Si tenta un
rapporto con la ditta di
biancheria Frette, che, dopo
una fornitura e un pagamento
di prova, non avvierà gli
ordinativi sperati. Dopo
alcuni anni (intanto il
mercato del ricamo è invaso
dai ricami cinesi, assai
meno raffinati) la
Cooperativa si scioglie.
Filippa torna a curare
l’orto di casa, le figlie
Giuseppina e Orsola le
proprie famiglie. Ma nella
memoria di Santa Caterina
Villaermosa la mobilitazione
e la lotta delle ricamatrici
degli anni Settanta resterà
per sempre.


