
È rimasta
un simbolo della lotta alla mafia e
della volontà di riscatto. Una ragazza
di diciotto anni che sceglie la morte
come protesta contro i soprusi mafiosi e
come testimonianza perenne della volontà
di riscatto di un intero popolo. Rita
Atria nasce a Partanna, provincia di
Trapani, nel 1974, da Vito e Giovanna
Cannova, lui pastore e proprietario di
sette ettari coltivati a vite e ulivo,
apparteneva ad una cosca mafiosa del
trapanese. Anche il figlio Nicola, di
dieci anni più grande di Rita,
apparteneva alla stessa cosca.
Nel 1985
Vito viene ucciso. Nicola medita
vendetta e cerca di rintracciare il
killer del padre. Ma nel 1991 anche lui
viene ucciso, all’età di 27 anni. A
questo punto, Piera Aiello (Partanna
1967), vedova di Nicola, che era
presente all’assassinio del marito,
denuncia i due killer e collabora con la
polizia, trasgredendo la legge
dell’omertà. E, sotto protezione, viene
trasferita a Roma.
Rita
decide. E segue l’esempio della cognata.
Così, si reca in segreto a Marsala e
presentatasi al Procuratore Paolo
Borsellino gli rivela tutti i segreti
della cosca cui appartenevano il padre e
il fratello. Da qui inizia una fitta
collaborazione col Procuratore
Borsellino, al quale Rita si affeziona.
Le sue dichiarazioni porteranno
all’arresto di decine di mafiosi e alla
loro condanna. La ragazza riceve minacce
e finanche la madre si schiera contro di
lei. Anche Rita, allora, viene
trasferita a Roma sotto protezione e con
nuovi documenti.
Rita
scrive un diario con considerazioni
molto sensibili, carico di condanna per
la cultura mafiosa, con vivo senso di
giustizia e con la speranza che le nuove
generazioni possano liberarsi dal cancro
mafioso: «Prima di combattere la mafia
devi farti un esame di coscienza e poi,
dopo aver sconfitto la mafia dentro di
te, puoi combatterla nel giro dei tuoi
amici. La mafia siamo noi e il nostro
modo sbagliato di comportarci».
Ma il 26
luglio 1992, dopo l’assassinio del
giudice Giovanni Falcone e del “suo”
giudice Paolo Borsellino, Rita perde
ogni speranza, il suo sogno di riscatto
si spezza: «Quelle bombe in un
secondo spazzarono via il mio sogno,
perché uccisero coloro che, col loro
esempio di coraggio, rappresentavano la
speranza di un mondo nuovo, pulito,
onesto. Ora tutto è finito».
Rita si
suicida gettandosi dal quinto piano del
palazzo dove l’aveva nascosta la
polizia, nella Via Amelia di Roma. La
sua storia diventerà emblematica e sarà
spesso rievocata in teatro, nei libri,
nei film.
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