
LUGLIO
di
Valerio Di Piramo
Il
sole di Luglio picchiava forte, quell'anno;
l'aria era resa irrespirabile da quell'afa
tremenda che sembrava uscire
direttamente dalla terra, distorcendo la
realtà con un movimento gelatinoso
immerso in un continuo frinire di
cicale.
In
quella pianura un solo albero, un
piccolo tiglio pareva voler sfidare con
la sua esile ombra quel torrido primo
pomeriggio: ma le sue poche foglie erano
ferme, letteralmente incollate all'aria
circostante.
Una
donna camminava in quella desolata
pianura, alzando piccole nuvolette di
polvere ad ogni passo.
Era
piccola ma ben fatta, di un'età
apparente di circa trent'anni, con una
gonna bianca e una vistosa pezzuola
gialla annodata intorno al collo, che
separava decisamente i suoi capelli
corvini da una camicetta color mattone
invecchiato.
Sembrava
non avere fretta, quella piccola donna;
sembrava camminare tanto per fare una
passeggiata, quattro passi, così, tanto
per sgranchirsi un po’ le gambe.
Sotto il
braccio sinistro stringeva una borsa,
una di quelle piatte borse di pelle
marrone anni cinquanta; e l'epoca doveva
essere davvero quella, a giudicare dalle
numerose sbucciature.
Arrivata al piccolo albero, si fermò per
riprendere fiato, e cercò inutilmente un
po' d'ombra per ripararsi da quel sole
impietoso; ma ripartì quasi subito,
dirigendosi con passo un po' più
risoluto verso il tremolante paese che
si intravedeva laggiù, ai piedi delle
colline, oltre quella valle infernale.
Finalmente giunse alle prime case: il
vecchio paese, che contava in tutto una
novantina di anime, era immerso nel più
completo silenzio; le persiane delle
finestre erano tutte chiuse, per cercare
di tenere fuori il caldo, e naturalmente
non si vedeva un cane a pagarlo oro.
La
donna passò decisa sotto un portico
ormai seminascosto dall'edera, e,
tenendosi nella zona dove le case
proiettavano la propria ombra, continuò
su per la strada della chiesa;
attraversò una piccola piazza, quindi
bussò ad un portone di castagno scuro
vicino all'unica bottega di alimentari.
La
porta si aprì subito, come se qualcuno
fosse stato lì dietro da tempo ad
aspettare di girare
quella
maniglia.
Era
fresco, lì.
Le
mura vecchie e solide della casa avevano
tenuto fuori il caldo, e l'unica cosa
che ricordava
quell'infame
Luglio era il continuo ma lontano
sfregamento delle cicale.
"L'hai visto?"
"Sì."
"Benedetta figliola, ma non potevi
tornare per il fresco? Da prendere un
colpo di sole."
"
Sono passata dai campi, così ho fatto
prima. E poi in città c'era un caldo
insopportabile... non vedevo l'ora di
essere a casa."
" Bene,
ora ci sei. Che ti ha detto?"
Il
vecchio tirò fuori di sotto un tavolo
una logora sedia impagliata e ci si
accomodò lentamente, senza fretta, quasi
avesse avuto paura di romperla con il
peso dell'età.
" Ha
detto che va bene. Ci ha dato ancora una
proroga di un paio di mesi... ma poi
bisogna pagare, o si prenderà la bottega
e la casa."
"
Bene, in due mesi ce la facciamo.
Andiamo da chi so io, e ci facciamo
prestare quei maledetti quindici milioni
che mancano. In due mesi ce la
facciamo."
La
donna lo guardò sorpresa, incredula,
come si trovasse di fronte ad uno
sconosciuto.
" Via
babbo, non vorrai ricominciare tutto da
capo... Proprio ora che avevamo quasi
finito... Piuttosto una banca..."
Il
vecchio la gelò con uno sguardo che le
fece accapponare la pelle.
" Una
banca! Ma sentitela! Una banca! E quale
banca ci darebbe quindici milioni? Eh?
Abbiamo già provato, ti ricordi?"
La
donna non rispose. Avevano già provato,
era vero. Il direttore del Banco di
Credito le aveva chiesto quali garanzie
offrisse, e dopo che lei gli aveva
parlato del negozio di alimentari, per
poco non si era messo a ridere.
"E'
già un miracolo questa proroga, e non so
davvero come sei riuscita a
convincerlo... non ci speravo davvero."
Già.
Lui non lo sapeva. E non l'avrebbe mai
saputo. Era un segreto, e quella piccola
donna se lo sarebbe portato fino alla
tomba.
E ora
voleva lavarsi. Ma non era la polvere a
darle fastidio, in quel maledetto
pomeriggio di Luglio.
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