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Le allergie respiratorie sono in aumento in tutti i paesi
industrializzati. Le cause sono diverse e non completamente note.
L'inquinamento, l'elevata temperatura e l'umidità all'interno delle
abitazioni, insieme al fumo passivo, rappresentano condizioni ambientali
che probabilmente favoriscono l'insorgenza delle allergie, ma non sono
le sole. Anche il nostro organismo ha subito nel tempo dei cambiamenti
che lo hanno reso più vulnerabile nei confronti di queste malattie.
Le allergie respiratorie possono influire negativamente sulla qualità
della vita, ma chi ne soffre deve sapere che semplici provvedimenti e
alcuni farmaci possono migliorare le sue condizioni.
Cosa sono le
allergie
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L'organismo possiede un apparato di difesa: il
sistema immunitario. Il sistema immunitario ha il compito di
difenderci dall'attacco di sostanze estranee (antigeni)
che potrebbero rappresentare un pericolo per la salute.
Le armi di cui dispone sono gli anticorpi che
intercettano e neutralizzano l'aggressore. Ogni sostanza
estranea viene memorizzata e ogni volta che si ripresenterà
verrà riconosciuta e bloccata dagli anticorpi prodotti dal
sistema immunitario. La reazione immunitaria fra antigene e
anticorpo ha quindi una finalità positiva ed è quella che viene
sfruttata, ad esempio, nel campo delle vaccinazioni. I vaccini
sono infatti costituiti da batteri o virus resi innocui, o parti
di essi o sostanze da essi elaborate, che fungono da antigeni.
Somministrati ad una persona sana stimolano la produzione di
anticorpi specifici che garantiscono un adeguato livello di
protezione. Quando la persona vaccinata verrà a contatto con i
virus o i batteri che potrebbero farla ammalare, questi
anticorpi li sapranno riconoscere e distruggere.
In alcuni casi, però, il sistema immunitario si attiva anche
quando non dovrebbe: scambia una sostanza innocua per un
pericoloso aggressore e il falso allarme innesca la "reazione
allergica". L'allergia può quindi essere definita come una
reazione esagerata ed inappropriata dell'organismo nei confronti
di sostanze che per la maggior parte delle persone sono
innocue. Le manifestazioni dell'allergia sono molteplici e
dipendono dall'organo interessato. Se è coinvolta la mucosa
nasale si avrà la rinite, nel caso siano interessati gli occhi
la congiuntivite, l'asma se c'è un interessamento dei bronchi,
orticaria e eczema a livello della pelle. Tali manifestazioni
cliniche possono presentarsi da sole o, più spesso, variamente
associate.
Gli antigeni responsabili della reazione allergica sono detti
allergeni. Tutte le persone vengono a contatto con gli
allergeni, ma solo alcune soffrono di malattie allergiche per
una particolare predisposizione a produrre le immunoglobuline E
(IgE), che sono anticorpi specifici per un determinato
allergene. Producendo le IgE, l'organismo di queste persone, in
un periodo di tempo variabile, si "sensibilizza". Perché
l'allergia si manifesti è necessario però che l'organo bersaglio
(la mucosa congiuntivale, nasale, o bronchiale a seconda dei
casi) risulti particolarmente reattivo.
Questa esagerata capacità di risposta, o iperreattività, è
nettamente aumentata quando in quelle sedi vi è una condizione
di infiammazione permanente causata, ad esempio, da infezioni
virali ricorrenti dell'apparato respiratorio o da inquinanti
atmosferici sia domestici, come il fumo di sigaretta, che
esterni come i gas di scarico.
Nella
produzione delle IgE, anche la "familiarità" ha la sua
importanza. Alcune persone ereditano dai genitori la
predisposizione a sviluppare elevate quantità di anticorpi e
questa condizione, definita atopia, le rende più soggette alle
allergie.
In ogni caso,
le ragioni per cui alcuni individui sviluppano questa
particolare sensibilità sono sconosciute |
L'istamina che si libera in seguito alla reazione
fra allergene e anticorpo IgE è la responsabile della maggior parte dei
sintomi allergici:
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provoca la dilatazione dei piccoli
vasi sanguigni, causando l'arrossamento (ad es. della congiuntiva
degli occhi), il gonfiore delle mucose (da cui la sensazione di naso
chiuso nella rinite);
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agisce sulle terminazioni nervose
della mucosa nasale provocando prurito e starnuti;
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stimola le piccole ghiandole della
mucosa nasale a produrre più muco;
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determina una contrazione della
muscolatura dei bronchi (broncocostrizione) che si manifesta con
affanno nella respirazione (asma).
Gli allergeni che vengono a contatto con
l'organismo per inalazione sono numerosi e di diversa natura.
I pollini sono gli allergeni più conosciuti e sono responsabili
di molti casi di allergia (pollinosi). Si tratta di minuscoli
granellini, invisibili a occhio nudo, che vengono liberati dalle piante
e trasportati dal vento.
I pollini che inducono allergia con maggiore frequenza sono quelli delle
graminacee selvatiche (gramigna, loglio, erba codolina, chiamata anche
"coda di topo"), mentre le graminacee coltivate come frumento, segale,
orzo, raramente provocano allergie respiratorie. Pollini allergizzanti
vengono prodotti anche da alberi come l'olivo, il faggio, l'ontano, la
betulla, il nocciolo e il cipresso, e da piante erbacee come la
parietaria, l'artemisia, l'ambrosia e la piantaggine. Contrariamente a
quanto si crede, i "piumini" prodotti dai pioppi in primavera non sono
la causa dell'allergia, ma sono i pollini in generale che proprio in
questo periodo dell'anno vengono liberati nell'aria in elevata quantità.
La primavera, infatti, è la stagione in cui la concentrazione aerea di
pollini (misurata in numero di grani di polline per metro cubo d'aria) è
più alta, e perciò è la stagione in cui le allergie raggiungono il
culmine, anche se la stagionalità varia da regione a regione a seconda
della latitudine e della vegetazione locale. Negli ultimi anni si è
osservato tuttavia un netto aumento delle pollinosi precoci (che si
manifestano nel periodo gennaio-aprile) e di quelle da specie erbacee a
fioritura estiva (es. parietaria, ambrosia). L'allergia al polline del
cipresso può addirittura manifestarsi già nel mese di dicembre ed i
sintomi possono essere facilmente confusi con quelli provocati dai virus
respiratori presenti nel periodo invernale. Per seguire l'andamento
delle pollinazioni, si è costituita una rete di sorveglianza con
stazioni di rilevamento sparse su tutto il territorio nazionale; la
conoscenza del calendario pollinico in una determinata regione può
aiutare l'allergologo nella diagnosi. Le allergie ai pollini dei fiori
ornamentali, colorati e profumati sono rarissime. I pollini sono i
principali responsabili della rinite allergica e della congiuntivite
allergica stagionali.
Gli acari della polvere sono una causa frequente di allergie. Si
tratta di animaletti microscopici che costituiscono la componente
allergizzante della polvere di casa. I loro nomi scientifici sono
Dermatophagoides pteronyssinus e Dermatophagoides farinae. Gli acari
vivono soprattutto nei letti: nei letti, infatti, si accumulano le
piccole squame di pelle morta che si staccano dal nostro corpo, per
sfregamento con le lenzuola, e che rappresentano il loro nutrimento.
Inoltre, la temperatura e l'umidità prodotta dal sudore rappresentano
condizioni che ne favoriscono la crescita. Le particelle allergizzanti
sono i loro escrementi che, liberatisi nell'aria, vengono facilmente
inalati. Gli acari sono i maggiori responsabili delle riniti allergiche
croniche e dell'asma bronchiale ma possono causare anche allergie a
carico della pelle (dermatiti atopiche).
Gli animali da compagnia (in modo particolare il gatto, il cane,
il cavallo e i piccoli roditori) sono fonti di numerosi allergeni. I
peli non sono allergizzanti di per sé, ma in quanto veicoli di sostanze
quali saliva (che gli animali, leccandosi, rilasciano sul pelo), urina,
squame di pelle morta, acari. Le parcelle allergeniche prodotte dal
gatto sono molto diffuse nell'ambiente, quindi anche chi non possiede
l'animale ne viene a contatto e si può sensibilizzare. le persone
sensibilizzate possono manifestare sintomi da allergia quando si trovano
a contatto con un gatto oppure quando si trovano in ambienti
abitualmente frequentati dai gatti. Le manifestazioni cliniche indotte
da questi allergeni coprono tutta la gamma delle allergie respiratorie,
dall'asma, alle riniti, alle congiuntiviti e talvolta alle dermatiti.
Le muffe sono funghi che si formano in ambienti umidi, come
cantine, legnaie o dove c'è della vegetazione marcescente, ma anche in
casa, ad esempio su pareti umide, carta da parati o su alimenti non
adeguatamente conservati. Le muffe sono presenti in elevata quantità in
certi ambienti di lavoro come cartiere, vivai, serre e caseifici. La
fine dell'estate e l'autunno sono le stagioni in cui l'allergia ad
alcune muffe (es. Alternaria) si manifesta con maggiore intensità: in
questo periodo, infatti, le muffe rilasciano piccole particelle
allergizzanti (spore) che, trasportate dal vento, possono essere inalate
alla stregua dei pollini.
Alcune persone si sensibilizzano a determinate sostanze in seguito ad
esposizione professionale. In questo caso possono essere allergizzanti
la farina (per il fornaio), le tinture per i capelli (per i
parrucchieri), alcuni prodotti chimici come vernici, colle, resine, che
emettono particelle volatili che possono essere inalate
I provvedimenti non farmacologici
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L'identificazione degli allergeni responsabili dei disturbi
allergici consente di adottare una serie di provvedimenti che
possono migliorare i sintomi.
Controllo
ambientale
Tenere l'ambiente sotto controllo significa cercare di diminuire
la concentrazione degli allergeni presenti nell'ambiente in cui
la persona allergica vive, o ridurre al minimo le occasioni di
esposizione. Alcuni provvedimenti risultano semplici da mettere
in pratica.
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Una delle misure più efficaci
consiste nell'arieggiare la casa. Le moderne tecniche di
costruzione, privilegiando l'isolamento termico per esigenze
di risparmio energetico, fanno sì che all'interno delle case
si accumulino calore e umidità, le condizioni ideali per la
crescita degli acari. Per aerare le casa, soprattutto le
camere da letto, è sufficiente aprire le finestre 5-10
minuti più volte durante la giornata: in questo modo si
abbassa la temperatura e si elimina l'umidità che si
accumula soprattutto durante la notte. Il ricambio
dell'aria, inoltre, elimina anche eventuali residui di fumo
o odori sgradevoli.
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l sole è un buon alleato nella
lotta contro gli acari. Esporre al sole e all'aria cuscini,
lenzuola e coperte tutti i giorni e, almeno ogni 15 giorni,
anche il materasso, può sembrare un impegno gravoso, ma i
risultati compensano la fatica: si riduce infatti
drasticamente la concentrazione degli acari proprio nei
posti che prediligono.
Se non si riesce ad esporre il materasso al sole, occorre
passarvi l'aspirapolvere tutte le settimane al cambio della
biancheria: questo provvedimento non ha però la stessa
efficacia dato che gli acari si annidano nelle zone più
interne, non raggiungibili. Più che il materiale dicui è
composto il materasso (lana, fibre vegetali, lattice), conta
la sua manutenzione, quindi più è maneggevole più facile
sarà esporlo all'aria e tenerlo pulito. Il lavaggio della
biancheria a temperatura superiore ai 60° uccide tutti gli
acari. Le lenzuola di flanella non sono sconsigliate visto
che possono essere lavate a temperature superiori ai 60°.
Anche le coperte e i piumini vanno lavati frequentemente o
esposti al sole. Nell'acquisto di questi capi va tenuto
presente che dovranno essere lavabili in acqua perché il
lavaggio a secco non è così efficace, in quanto, pur
uccidendo gli acari vivi, non riesce ad eliminare bene le
particelle allergizzanti da loro prodotte. Considerato il
costo relativamente modesto, i cuscini potrebbero essere
sostituiti ogni 3 mesi.
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Gli acari amano la polvere,
quindi più se ne toglie, meglio è. Pulire regolarmente
diventa quindi un imperativo categorico; la pulizia
risulterà più rapida e meno faticosa se si semplifica
l'arredamento, almeno nella camera da letto. Fortunatamente,
la moquette non è più così utilizzata come in passato; se
ancora presente, converrebbe toglierla, così come è
consigliabile eliminare i tappeti dove la polvere si annida
abbondante. E' vero che con l'aspirapolvere si riesce ad
eliminare molta polvere, ma gli acari vivi dispongono di
ventose che consentono loro di rimanere saldamente attaccati
ai tappeti e di continuare a moltiplicarsi indisturbati.
Anche le tende di stoffa sono un buon ricettacolo di acari:
è bene sostituirle con tendine di plastica, disponibili in
commercio in molti modelli pratici ed esteticamente
gradevoli.
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Lampadari e abat-jour si
puliscono più facilmente se sono di vetro anziché di stoffa.
E' consigliabile sostituire i cestoni imbottiti per i
giocattoli con comode scatole di plastica col coperchio e
riporre in una vetrinetta chiusa l'immancabile collezione di
peluche e pupazzi di lana che non si ha il coraggio di
eliminare; anche i peluche andrebbero lavati spesso
(soprattutto quello scelto dal bambino come "compagno di
letto"); se non è possibile lavarli, basta metterli in
freezer per 24 ore avvolti in un cellophane per far morire
tutti gli acari. Ninnoli e soprammobili superflui dovrebbero
essere eliminati e i libri, se possibile, dovrebbero trovare
posto fuori dalle camere da letto. Qualche cambiamento
potrebbe essere richiesto anche in altre parti della casa:
soprattutto in presenza di sintomi allergici gravi potrebbe
essere conveniente sostituire divani in stoffa o tessuto con
divani in pelle naturale o sintetica, più facile da pulire,
eliminare drappi o tappezzerie in stoffa e complementi
d'arredo non strettamente necessari.
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L'aspirapolvere è molto utile
per asportare la polvere, ma si deve avere l'accortezza di
sostituire frequentemente i filtri, affinché trattengano
quante più particelle possibile. I filtri HEPA sono filtri
molto efficienti: non migliorano la capacità aspirante
dell'aspirapovere, che si limita comunque agli acari morti e
ai loro escrementi, ma permettono una minore dispersione di
polvere nell'ambiente. L'efficienza dei filtri si mantiene
solo se vengono sostituiti spesso. Per i mobili e le altre
suppellettili conviene usare un panno antistatico (ma va
benissimo anche un panno umido). L'impiego dei pulitori a
vapore (es. "vaporella") è controproducente: emettendo
calore e umidità, anziché eliminare gli acari, ne stimolano
la proliferazione. Naturalmente, le pulizie vanno fatte con
le finestre aperte e quando la persona allergica è assente!
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Nella camera da letto di un
soggetto allergico va evitato l'impiego protratto
dell'umidificatore che aumenta il livello di umidità
ambientale, favorendo la moltiplicazione degli acari. E'
consigliabile limitarne l'uso a pochi giorni in occasione di
malattie influenzali, soprattutto in presenza di tosse:
l'idratazione delle vie aeree può agire come emolliente
locale, facilitando l'eliminazione delle secrezioni.
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Negli ultimi tempi sono stati
molto pubblicizzati gli spray anti-acaro. Non si tratta di
prodotti miracolosi in grado di sostituire i provvedimenti
sopra citati, in particolare l'areazione e la pulizia.
Questi spray, infatti, contengono sostanze che uccidono gli
acari, ma hanno una efficacia di breve durata. Inoltre, gli
acari morti e le particelle allergizzanti prodotte non
vengono rimossi e continuano ad alimentare l'allergia.
Possono tutt'al più rappresentare un ausilio supplementare
in casi del tutto particolari, laddove non si riescano ad
attuare in modo corretto le indicazioni che si sono rivelate
più utili (ad esempio, quando si vive in una casa in affitto
dove non è possibile togliere la moquette).
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Nella lotta agli acari, il
deumidificatore non serve: abbassa il grado di umidità ma
non riduce la concentrazione degli acari né delle particelle
allergizzanti. Con questo apparecchio non si ottiene nulla
di più di quanto si ottenga semplicemente arieggiando la
casa. Solo nel caso di abitazioni in cui un elevato tasso di
umidità favorisce la formazione di muffe, si può ritenere
che quest'apparecchio apporti qualche beneficio, ma non ve
ne sono prove concrete.
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Le fodere antiallergiche
Il letto è il maggior serbatoio di acari ed è il posto dove
la persona allergica è a diretto contatto con gli allergeni
per molte ore di seguito. Da qui l'idea di rivestire il
materasso e i cuscini per isolare gli acari.
In commercio esistono vari sistemi di fodere
(coprimaterasso, copricuscino, copripiumino) in materiali
diversi, aventi lo scopo di evitare la dispersione
nell'ambiente delle particelle allergizzanti prodotte dagli
acari, impedire l'insediamento di altri acari e assicurare
nel contempo una adeguata dispersione del calore corporeo. I
risultati che si raggiungono con queste fodere sono però
meno brillanti di quanto prospettato dai produttori. Quello
che si riesce ad ottenere non è mai un isolamento completo,
ma tutt'al più una minore esposizione agli allergeni.
Questo, soprattutto nelle condizioni più gravi, può
ugualmente rappresentare un vantaggio, a patto però di non
trascurare tutti gli altri provvedimenti già ricordati.
Queste fodere sono generalmente abbastanza costose, per cui
prima di procedere al loro acquisto conviene informarsi
attentamente su quanto offre il mercato e sulle
caratteristiche specifiche.
I teli (tipo traverse) sono da evitare in quanto non
rivestono interamente il materasso e lasciano passare gli
acari. La possibilità di lavaggio a 60° è un requisito
irrinunciabile: anche questi presidi vanno lavati
regolarmente e se non si raggiunge questa temperatura gli
acari che vi si annidano non vengono distrutti. A parità di
condizioni di manutenzione, devono essere verificati sia il
comfort (alcune fodere sono più rigide di altre) che la
praticità (alcune hanno le cerniere, altre sono a forma di
sacco da infilare). Le cerniere semplificano le operazioni
di rimozione delle fodere ma rappresentano un possibile
varco per gli acari e andrebbero a loro volta sigillate con
strisce di materiale adesivo e impermeabile.
Se in una cameretta ci sono più letti non basta mettere le
fodere anti-acaro nel letto del soggetto allergico, occorre
adottare la stessa protezione in tutti i letti per contenere
al massimo la dispersione degli allergeni nell'ambiente. Da
ricordare inoltre che, prima di rimuovere la fodera per
lavarla, è consigliabile passarvi l'aspirapolvere per non
trasferire al materasso, mentre la si sfila, tutti gli acari
che vi si sono accumulati sopra.
L'utilizzo di fogli di cellophane per avvolgere gli effetti
letterecci è una soluzione molto economica ma presenta lo
svantaggio di essere poco confortevole: il cellophane
"scricchiola" ad ogni movimento e non consente una adeguata
dispersione del calore corporeo con conseguente ristagno di
umidità.
Come
evitare i pollini e le muffe
Se la guerra agli acari è difficile, quella contro i pollini è
persa in partenza. Tutto quello che si può fare è mettere in
pratica alcune precauzioni elementari, più che altro misure di
semplice buon senso, per ridurre al minimo l'esposizione a
questi allergeni dispersi nell'aria che respiriamo. E' buona
norma:
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Ridurre la permanenza
all'aperto (campeggi, pic-nic) nella stagione pollinica,
soprattutto nelle giornate secche e ventose o quando l'erba
è stata tagliata di recente. Limitare le escursioni
all'aperto dopo forti temporali: queste particolari
condizioni meteorologiche provocano la rottura dei granuli
di polline liberando una moltitudine di minuscole particelle
in grado di penetrare profondamente nelle vie aeree e
scatenare attacchi di asma.
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Chiudere le finestre verso
sera quando la concentrazione dei pollini nell'aria è
massima.
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In auto, anche se si viaggia
con i finestrini chiusi, il polline entra dal sistema di
ventilazione. I filtri che trattengono il polline risultano
vantaggiosi solo se si trascorre in auto molto tempo (ad
esempio per lavoro), altrimenti non servono, visto che
quando si esce dall'auto ci si "immerge" nuovamente nei
pollini. L'impianto di climatizzazione può essere di aiuto,
ma non vale la pena installarlo appositamente se l'auto ne è
sprovvista.
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Nel programmare le ferie
conviene conoscere il calendario pollinico della meta delle
vacanze. In genere nelle zone marine la densità del polline
è inferiore.
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Non sottovalutare la comparsa
di prurito e gonfiore alle labbra e alla bocca dopo
ingestione di frutti particolari: possono infatti contenere
sostanze simili a quelle del polline. Si parla in questo
caso di allergie crociate. Così, chi è allergico alla
betulla potrebbe esserlo anche nei confronti della mela,
della pesca e della ciliegia, chi è allergico all'ambrosia
potrebbe manifestare sintomi mangiando meloni e banane. Lo
stesso miele potrebbe contenere sostanze simili al polline.
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Se in casa si formano delle
muffe, cercare di risolvere i problemi di umidità,
soprattutto ventilando gli ambienti dove si produce molta
umidità (bagno, cucina, lavanderia).
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Pulire eventuali impianti di
condizionamento d'aria, sostituendo frequentemente i filtri.
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Verificare la presenza di
alimenti ammuffiti in frigorifero, in dispensa o in cantina,
scartandoli immediatamente.
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Aerare bene e a lungo gli
ambienti chiusi da tempo (es. seconde case) prima di
soggiornarvi.
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Evitare il contatto con mucchi
di foglie, cataste di legna, vegetazione marcescente.
Come
comportarsi in caso di allergia agli animali?
In caso di allergia ad un animale domestico, l'allontanamento
dell'animale risolve in gran parte il problema: potranno
verificarsi crisi allergiche ancora per qualche tempo (1-3
mesi), poi vi sarà un netto miglioramento dei sintomi. Facile a
dirsi, ma difficile da mettere in pratica. Chi è affezionato ad
un animale sa molto bene, infatti, quanto sia difficile prendere
questa decisione. Quando l'animale fa ormai parte del contesto
familiare è troppo doloroso allontanarlo, perciò può
considerarsi un compromesso accettabile:
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tenere la cuccia o la lettiera
fuori casa, dove l'animale deve stare il più a lungo
possibile;
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se l'animale entra in casa, o
se sta in casa, limitare il suo territorio agli ambienti che
si puliscono più spesso e più facilmente (es. cucina e
bagno) e, soprattutto, non farlo mai entrare in camera da
letto;
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lavarlo spesso e spazzolarlo
(all'aperto) a giorni alterni e pulirlo regolarmente con un
panno umido per asportare i peli (questa operazione,
ovviamente, non deve essere eseguita dalla persona
allergica);
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anche le pulizie domestiche
richiederanno un maggiore impegno. E' più importante pulire
l'ambiente che l'animale.
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I
farmaci
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Spesso,
pur adottando comportamenti adeguati, non si riesce ad evitare
di esporsi all'allergene:
basta pensare al caso dei pollini dispersi nell'aria che
respiriamo. I farmaci che possono venirci in aiuto sono numerosi
e sono disponibili in diverse forme di somministrazione per
consentire il trattamento migliore e più sicuro per ogni
condizione. Alcuni servono per affrontare le crisi allergiche
quando si presentano (sintomatici), altri vengono utilizzati per
prevenirle; alcuni farmaci sono di libera vendita in farmacia,
altri devono essere prescritti dal medico. Un loro uso corretto
è importante per ottenere il massimo beneficio col minimo
rischio
Gli antistaminici
Sono
uno dei trattamenti tradizionali di diverse forme di allergia.
Gli antistaminici bloccano l'azione dell'istamina che viene
liberata dai mastociti a seguito della reazione allergica ed è
la principale responsabile dei fastidiosi disturbi delle
allergie. Gli antistaminici sono farmaci efficaci contro gli
starnuti, il naso che cola, il prurito al naso e agli occhi, ma
non alleviano la sensazione di naso chiuso. In genere si
assumono per bocca. Gli antistaminici più "vecchi" (es.
Polaramin, Trimeton) spesso provocano sonnolenza, che viene
potenziata dall'assunzione contemporanea di bevande alcoliche o
di altri farmaci con effetti sedativi sul sistema nervoso.
Possono inoltre causare secchezza alla bocca, disturbi alla
vista, stitichezza e ritenzione urinaria. Sono controindicati
nelle persone che soffrono di ipertrofia prostatica o di
glaucoma. Gli antistaminici attualmente più prescritti (es.
Clarityn, Zirtec) appartengono ad una nuova generazione:
complessivamente sono meglio tollerati e soprattutto provocano
minore sedazione, cosa importante se si deve guidare o usare
macchinari che richiedono prontezza dei riflessi. Al momento
della prescrizione, è necessario informare il medico se si hanno
malattie cardiache e se si stanno assumendo altri farmaci,
soprattutto se si tratta di antibiotici o di farmaci destinati
al trattamento di infezioni da funghi (antimicotici), per la
possibilità di pericolose interazioni. Gli antistaminici vanno
sospesi prima di sottoporsi a test cutanei per la ricerca degli
allergeni.
Appartengono a questa classe anche molte preparazioni per uso
locale che, portando il farmaco direttamente nella sede
interessata dall'allergia, sono efficaci e ben tollerate
(colliri come Allergodil e Livostin e spray nasali come
Levostab).
Decongestionanti
La dilatazione dei
piccoli vasi della mucosa nasale è uno degli effetti
dell'istamina. Il gonfiore che ne consegue è la causa della
sensazione di naso chiuso e della difficoltà a respirare,
presenti nelle varie forme di rinite.
I decongestionanti, chiamati anche vasocostrittori, restringono
il diametro dei vasi sanguigni del naso, determinando un
miglioramento della congestione e "liberando" il naso. Si tratta
quindi di semplici sintomatici, da impiegare per il tempo
strettamente necessario a risolvere i disturbi più acuti. Tra le
preparazioni da applicare sulla mucosa nasale (es. gocce, spray,
nebulizzatori), di libera vendita in farmacia, è consigliabile
dare la preferenza ai nebulizzatori che sono privi di
propellente e si disperdono meglio all'interno del naso (es.
Otrivin, Vicks Sinex).
Vanno
impiegate 1-2 nebulizzazioni per narice 3-4 volte al giorno per
non più di 7 giorni: un uso prolungato può infatti peggiorare
l'irritazione della mucosa nasale e creare una sorta di
pericolosa "dipendenza" da questi farmaci. Particolare cautela
devono adottare le persone che hanno la pressione alta o che
soffrono di problemi cardiaci: se somministrati in dosi e per
tempi prolungati o se deglutiti, i decongestionanti possono
aumentare la pressione e accelerare i battiti del cuore. Se
usati in modo corretto, questi farmaci raramente comportano
effetti indesiderati, ma nel trattamento delle allergie hanno un
ruolo limitato.
Esistono anche preparazioni da assumere per bocca a base di
un'unica sostanza (es. Narixan) o in associazione ad
altri principi attivi (con antistaminici, es. Actifed,
Fienamina): la maggiore frequenza con cui provocano effetti
indesiderati, soprattutto in pazienti con pressione alta e
problemi cardiaci, limita ulteriormente il loro ambito
d'impiego.
I cromoni
I cromoni sono farmaci
che rendono la mucosa dell'apparato respiratorio meno reattiva
nei confronti dell'allergene. Vengono utilizzati per prevenire
le allergie e le crisi di asma se la malattia è causata da una
allergia. Per questo motivo, il trattamento va iniziato prima
della possibile esposizione agli allergeni (nel caso di pollini,
ad esempio, da 2 a 4 settimane prima della stagione pollinica) e
proseguito per tutto il periodo, con assunzioni regolari.
L'efficacia del trattamento va verificata dopo alcune settimane.
I cromoni sono di scarsa utilità quando i sintomi sono già
presenti e non servono per stroncare un attacco asmatico. Sono
disponibili sotto forma si soluzioni da inalare mediante
apparecchio per aerosol, capsule di gelatina contenenti una
polvere da inalare con l'aiuto di particolari dispositivi (es.
Lomudal), prodotti in spray (es. Lomuspray, Tilade)
e colliri (es. Tilavist) per il trattamento della
congiuntivite allergica. La dose varia a seconda dei casi e va
stabilita dal medico. In genere sono richieste più
somministrazioni nell'arco della giornata. I cromoni risultano
ben tollerati: la pressoché totale assenza di effetti
indesiderati importanti, anche per terapie di lunga durata, li
rende particolarmente utili in età pediatrica.
I
broncodilatatori
I broncodilatatori
aumentano il diametro dei bronchi quando è ristretto a causa del
broncospasmo che rende difficoltosa la respirazione. La
dilatazione dei bronchi consente un maggiore afflusso di aria ai
polmoni e facilita la respirazione, attenua la tosse e
l'affanno. Questi farmaci si usano nell'asma allergico ma anche
nelle altre forme di asma. La via di somministrazione più idonea
è quella inalatoria, in spray dosati (bombolette pressurizzate);
le compresse e gli sciroppi vengono poco utilizzati per la
maggiore incidenza di effetti indesiderati (es. tremori, aumento
della frequenza cardiaca, palpitazioni).
Proprio in virtù della loro azione immediata, alcuni
broncodilatatori (es. Ventolin, Broncovaleas) vengono
usati "al bisogno", cioè per risolvere una crisi asmatica in
atto (indipendentemente dalle cause che l'hanno provocata),
oppure prima di sottoporsi ad uno sforzo che può scatenare un
attacco asmatico. Altri composti di questa classe possiedono
un'azione prolungata (es. Serevent, Foradil) e vengono
utilizzati per il controllo dei sintomi notturni. Questi ultimi
non devono essere usati al posto dei primi in caso di crisi
asmatica perché la loro azione non è così pronta. |
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I corticosteroidi ("il cortisone")
I
corticosteroidi, grazie alla loro spiccata azione
antinfiammatoria, sono i farmaci più efficaci nel trattamento
della rinite e dei disturbi allergici in genere. Attenuano in
modo consistente la sensazione di naso chiuso, la frequenza
degli starnuti, lo scolo nasale e il prurito. Anche se la
disponibilità di formulazioni spray (es. Becotide nasale, Lunis),
da somministrare direttamente nel naso, consente di utilizzare
dosi molto basse e di ridurre al minimo la possibilità di
effetti indesiderati, i corticosteroidi vanno utilizzati solo
dietro prescrizione medica.
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Nell'asma
Riducendo l'infiammazione delle vie aeree, migliorano la
funzione respiratoria. I cortisonici (es. Clenil Forte
spray, Flixotide) sono il "pilastro" del trattamento
dell'asma: la loro somministrazione regolare consente di
diminuire la frequenza e la gravità degli attacchi di asma
quando la semplice somministrazione di un broncodilatatore
non è più sufficiente per tenere sotto controllo la malattia
(quando il paziente deve ricorrere al broncodilatatore più
di una volta al giorno).
Nella maggior parte dei casi si assumono per inalazione di
spray dosati, contenuti in bombolette pressurizzate, ma sono
disponibili anche sotto forma di polvere (es. Pulmaxan) che
viene erogata attraverso speciali dispositivi. Somministrati
per via inalatoria, i corticosteroidi hanno pochi effetti
indesiderati. Nei casi di asma più grave si deve ricorrere
alla via orale, che presenta però maggiori rischi. La dose
varia a seconda dei casi e viene stabilita dal medico.
Per un corretto uso degli spray dosati e per un buon esito
del trattamento è indispensabile seguire scrupolosamente le
istruzioni indicate nel riquadro, con l'ulteriore avvertenza
di risciacquarsi la bocca dopo ogni inalazione: questa
precauzione consente di ridurre la secchezza della bocca e
impedisce lo sviluppo di una micosi (mughetto o candidosi
orale). Il trattamento con corticosteroidi in genere è di
lunga durata.
Gli antileucotrieni
Sono i farmaci (es. Accoleit, Singulair) più recenti nel
trattamento dell'asma. Vengono riservati ai casi in cui la
terapia tradizionale non abbia ottenuto risultati soddisfacenti
nel controllo della malattia.
L'immunoterapia (i "vaccini desensibilizzanti")
L'immunoterapia consiste nell'iniettare sottocute quantità
gradualmente crescenti dell'allergene specifico, per modificare
nel tempo la risposta immunitaria della persona allergica. Lo
scopo è quello di diminuire la reattività del paziente, di
"desensibilizzarlo" progressivamente nei confronti
dell'allergene così da rendere meno disturbanti i sintomi che si
manifestano alla successiva esposizione naturale. Non tutti i
pazienti allergici traggono vantaggi da questo tipo di terapia;
miglioramenti dei sintomi si osservano soprattutto nelle forme
allergiche stagionali (oculoriniti), quando è implicato un solo
allergene. I pazienti giovani che hanno una allergia di recente
insorgenza sono quelli che ne beneficiano maggiormente.
Nell'adulto l'immunoterapia va riservata ai pazienti che non
rispondono in modo soddisfacente ai farmaci. L'impiego
dell'immunoterapia nell'asma allergico cronico resta
controverso; in particolare l'asma instabile rappresenta una
controindicazione all'uso dei "vaccini desensibilizzanti".
Il trattamento può causare reazioni indesiderate generali (es.
orticaria, broncospasmo) subito dopo l'iniezione; vi è anche la
possibilità, anche se rara, di shock anafilattico. Per questo
motivo è necessario che il "vaccino" venga somministrato da un
medico e che il paziente rimanga nell'ambulatorio 30-60 minuti:
questa precauzione consente di verificare l'eventuale comparsa
di problemi e il pronto intervento in caso di bisogno. Il medico
deve essere inoltre informato dell'eventuale aggravamento dei
sintomi.
Esistono inoltre formulazioni di "vaccini desensibilizzanti" da
applicare sotto la lingua sia in compresse che in gocce. Si sono
dimostrati sicuri ed efficaci, anche se la loro efficacia
rispetto ai vaccini iniettivi deve ancora essere valutata. Hanno
il vantaggio di consentire una maggiore autonomia del paziente
in quanto non è necessario che vengano somministrati dal medico
in ambulatorio. |
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