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Sono nata
a Santiago del Cile, e ho vissuto lì i
primi anni della mia vita, poi ci siamo
trasferiti in una città molto fredda,
vicina alla Patagonia, dove l’inverno
era lunghissimo e pieno di neve.
Muffole, capello e sciarpetta erano
d’obbligo! In seguito, per motivi di
lavoro dei miei genitori, ci siamo
trasferiti, di nuovo, in una città
nella quale vivevamo a stretto contatto
con gli indigeni Cileni, i “Mapuches”;
ricordo addirittura più di una tata che
ci parlava e cantava le ninna nanne in
“Mapudungun” la loro lingua. Infine, ci
siamo stabiliti nella città di
Concepción dove ho frequentato il
liceo scientifico e, successivamente,
mi sono laureata in psicologia. Ho
lavorato in ambito scolastico e ho
acquisito esperienza ospedaliera.
Nel 2003 mi sono sposata con un Italiano
di Casteltermini ed ho, quindi, di nuovo
cambiato città e, stavolta, anche
continente. Vivo in Sicilia da 5 anni,
ho convalidato il mio titolo di studio
di psicologa clinica con tesi di laurea
sull’individuazione del profilo della
personalità dei pedofili attraverso il
test diagnostico di Rorschach (test
delle macchie), ho collaborato con un
centro di emergenza psicologica, come
relatrice di seminari.
Essendo madrelingua spagnola ho svolto
lavori come traduttrice ed impartisco
anche lezioni di spagnolo ad
universitari e pubblico in generale.
Contemporaneamente, collaboro,
saltuariamente, a progetti di ricerca
della facoltà di psicologia
dell’Università di Palermo inerenti,
prevalentemente, la tematica dei minori
maltrattati e trascurati.
Per tutta la mia infanzia ho vissuto la
dittatura di Pinochet, mio padre è stato
torturato pur non essendo né comunista,
né marxista né, tantomeno, terrorista,
uniche classi ufficialmente perseguite
dal regime dittatoriale pinochetista.
Fortunatamente non lo hanno ammazzato,
motivo per cui sono cresciuta in una
felice famiglia medio borghese,
privilegio non condiviso da tanti miei
coetanei ed
amici. Sono cresciuta vedendo tanta
sofferenza intorno a me, bambini che a
scuola non avevano niente da mangiare,
che mendicavano per la strada con i
piedini nudi in pieno inverno e sotto la
pioggia. Sovente mia madre li accoglieva
in casa, gli faceva un bagno caldo, li
vestiva e gli dava da mangiare. Nel suo
animo di mamma, non poteva sopportare
tanta ingiustizia nei riguardi di
bambini della stessa età dei suoi figli.
Ho visto gente che, dopo essere stata
torturata dai seguaci de “Il generale”,
sono rimasti per tutta la vita con
traumi irreversibili, altri spariti per
sempre senza lasciare alcuna traccia
della propria esistenza al di fuori
della discendenza sopravvissuta che, a tutt’oggi, non ha nessuna salma da
compiangere.
Del lontano Cile rimpiango la mia
cultura, la mia lingua con la quale ho
una facilità espressiva molto più ampia,
la snellezza della burocrazia,
l’efficienza lavorativa, la mentalità
metropolitana e cosmopolita, il senso di
unità nazionale ma, soprattutto, la mia
amata famiglia che tanto mi ha
supportata, i miei amici, la gastronomia
e l’oceano.
Della bella Italia ammiro molto l’arte,
la storia e l’architettura mozzafiato.
Di Casteltermini ancora continuano a
stupirmi le stradine strette strette
dove ogni volta penso di rimanere
incastrata con la macchina, tanto da
costringermi ad imparare ad usare il
motorino, oggetto piuttosto raro dalle
mie parti. Mi piace molto la
tranquillità del paese, senza
delinquenza tanto comune nelle grandi
città, il caffè espresso, il mercatino
del mercoledì pieno di colori e
profumi, di gente che s’incontra e
parla in dialetto. Ammiro molto le
tradizioni, ancora preservate con tanto
amore, il folklore l’entusiasmo e la
solidarietà della gente.
Mi piace partecipare a nuovi progetti,
il lavoro di squadra nel quale ognuno
apporta col suo granello di sabbia.
Paola Arriagada |