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Sono milioni le donne in tutto il mondo
che dedicano la propria vita a questa
“invisibile” professione che a causa
delle caratteristiche del suo
svolgimento ha come risultato la
“sindrome della casalinga” che alberga
una serie di disturbi fisici e psichici,
come emicrania, inappetenza sessuale e
tristezza, tante volte sottovalutati ma
che, con il tempo, aumenta e trasforma
l’apparente tranquillità della donna che
resta a casa mentre tutti gli altri
svolgono la loro vita al di fuori di
essa, in un vero inferno fatto di
ansia, angoscia e depressione che
possono condurre persino all’alcolismo.
Essere casalinga a tempo pieno, non è un
compito facile, anzi annida innumerevoli
rischi che possono danneggiare la salute
fisica e psichica della donna. La
sindrome della casalinga è il disturbo
psicologico più comune ed è nel suo
punto di partenza una sintesi di quattro
situazioni depressive per eccellenza: la
depressione per separazione o perdita di
un essere caro, la depressione dello
stress cronico, la depressione
dell’isolamento e l’instabilità.

Le cause della malattia affondano le
proprie radici nel tipo di lavoro
svolto: monotono, sottovalutato e poco
riconosciuto. Inoltre i compiti svolti a
casa richiedono una pesante carica
fisica, che sollecita particolarmente
ossa, muscoli ed articolazioni.
Molteplici flessioni per raccogliere
oggetti, fare letti e stendere panni ed
infiniti sollevamenti di pesi sono prove
indiscutibili per il conseguimento della
“licenza di casalinga”.
Tutto questo senza considerare che anche
la casa è piena di pericoli e non esenta
da potenziali incidenti provocabili da
detersivi, abrasivi, fiamme libere del
focolare e superfici scivolose colpevoli
di probabili cadute.
Le statistiche dimostrano che le
casalinghe sono in cima alla lista quali
detentrici di malattie come artrosi e
problemi vascolari.
Tutto questo porta pian piano da un
punto di vista psicologico ad un vicolo
molto buio del quale è difficile, ma non
impossibile, uscire: l’ossessione per la
pulizia e l’ordine che si materializza
in rituali e manie all’ora di pulire e
svolgere le normali faccende domestiche.
Molte casalinghe finiscono per
sviluppare questo disturbo senza
rendersene conto, e vanno dedicando
sempre più tempo ai lavori domestici ed
alla pulizia di casa, compito al quale
si associa una forte angoscia e
malessere, queste sensazioni le portano
ad ordinare e pulire ancora la casa
ritenendo che attraverso queste azioni
si possa calmare il malessere.
Sfortunatamente la sensazione di
sollievo è solo momentanea, pronta a
svanire all’apparire di una qualsiasi
traccia di sporcizia o disordine.

Un processo con queste caratteristiche
trasforma queste persone in schiave
dell’ordine e della pulizia, e con loro,
in modo parallelo e progressivo, anche i
familiari soffrono le conseguenze del
male che affligge la patrona di casa.
Non è raro che queste donne trasformino
le proprie case in veri musei e, come
conseguenza, gli altri abitanti
traslochino le proprie attività “fuori
casa” come in garage, in giardino o,
semplicemente, per strada per timore
della reazione che provoca nella
casalinga l’uso dei luoghi abituali come
il soggiorno od il salone. Come
risultato il resto della famiglia passa
sempre meno tempo a casa, e finisce, a
volte, per abbandonarla completamente.
Questo paradossalmente da un lato evita
l’angoscia della donna provocata dal
disordine e la sporcizia, dall’altro,
però, la solitudine causa in essa
l’aumento di ansia e stress che portano
inevitabilmente alla depressione.
Le persone che soffrono di un disturbo
ossessivo compulsivo accusano i seguenti
sintomi:
Persistenza di pensieri ripetitivi e di
preoccupazioni che hanno sensazioni
implicite d’inquietudine ed angoscia,
che derivano, a loro volta, dalle
conseguenze catastrofiche da queste
persone presupposte nel caso di mancata
conduzione a termine di determinate
azioni (pensiero ricorrente di mettere
tutto in ordine, tenersi sempre
impegnate a pulire, ordinare la casa,
per evitare di vedere il disordine che
provoca molta angoscia).
Malgrado ne abbiano la consapevolezza,
in molti casi, per via dalle
caratteristiche irrazionali dalle loro
manie, non riescono ad evitare di
portarle a termine, giacché, facendolo,
calmano la loro angoscia. Sovente, il
fatto di resistere agli impulsi non fa
altro che aggravare la loro ossessione.
Anche se non ci sono studi precisi che
determinino la prevalenza di questo
disturbo, si sa che esso colpisce
maggiormente le donne per le quali si è
verificato che l’insorgenza dei primi
indizi della malattia si manifesta tra i
18 e 25 anni, e che il disturbo può
durare tutta la vita.
Tra le concause che originano questo
disturbo c’è la carenza affettiva, la
percezione di non sentirsi amate,
possibili episodi di stress, inoltre,
questo periodo di crisi, nel quale è
diminuita la possibilità di partecipare
ad altre attività che spesso possono
costituire un aggravio economico, rende
ancora più la situazione insostenibile.
Tra le cause prime vanno, invece,
annoverati molti fattori di tipo
ambientale come l’educazione ricevuta
sin dall’infanzia, l’ambiente familiare
di provenienza, il contesto sociale in
cui si è cresciuti. Interessante notare
che dal punto di vista genetico, invece,
non si è ancora trovato nessun
condizionante decisivo.
La terapia di solito è difficile, perché
nella maggior parte dei casi non esiste
la volontà di collaborazione da parte
del paziente. In alcune cliniche i
soggetti sono sottoposti a terapia
cognitiva, attraverso l’utilizzo di
tecniche che aiutino a controllare
l’ansia e l’esposizione alle
compulsioni o ai propri rituali
ossessivi. In questo modo si riesce a
ritardare la comparsa e rompere il
circolo vizioso che si è creato. Ai
pazienti vengono insegnate anche
tecniche di rilassamento e di riduzione
dello stress. Con questa terapia, un 70%
dei casi riesce a superare la
sintomatologia.

A Casteltermini una gran parte della
popolazione femminile svolge questa
professione, e anche se non tutte le
casalinghe hanno la predisposizione ad
ammalarsi, esiste una porzione che è
significativamente a rischio, ed una
che ne soffre in silenzio, in
solitudine, disperandosi ogni giorno e
sentendosi sempre più infelice. La
famiglia, a volte, capisce, e tante
altre no, allontanandosi sempre di più
da casa. Chi soffre di questo disturbo
trova sempre più “normale” sentirsi
disperata, stanca, stressata e
soprattutto sola. Si sa che è difficile
cercare aiuto, e ancora più difficile
riconoscere che qualcosa non va in se
stessi, al massimo si autoriconosce uno
stato di “esaurimento” ma dietro esso,
ormai inflazionatamente nominato, ci si
rende conto di cosa rimane nascosto
all’ombra di questa sintomatologia? Si è
davvero in grado di riconoscerla?
Soprattutto, si conosce il modo di
uscire da questa situazione?
Cefalee, insonnia, umore depresso,
perdita d’interesse e stress non sono da
sottovalutare, questo non solo mina la
salute mentale del soggetto, ma anche
quella di coloro che vivono con esso,
che preferiscono allontanarsi per
evitare di condividerne la sofferenza.
Spesso la strada verso la guarigione è
tortuosa e lunga, ma alla fine si trova
la tranquillità, che consente di godere
della vita, dedicare più tempo a se
stessi, e sentirsi libere.
Per chi desiderasse maggior
informazione, chiarire i propri dubbi
sui sintomi o semplicemente volesse
saperne di più, all’A.S.L. di Casteltermini
c’è sempre qualcuno disposto ad
ascoltare.
Paola Arriagada.
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