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Lo stile di Pirandello si fonda sul principio di
realtà e quotidianità: secondo lo scrittore
siciliano il linguaggio del quotidiano è l’unico
adatto a dimostrare l’insensatezza di una vita
che non ha fondamenta di logica e raziocinio, ma
si basa sull’assurdità di scelte e situazioni
paradossali. In relazione a ciò, egli sceglie
una struttura particolarissima per esprimere
l’umorismo, differente sia dal mancato rispetto
delle regole relative all’elaborazione (come
facevano i classici), sia dalla volontà di
esprimere con irruenza il sentimento di una
passione ridicola o svelatrice di profondi
misteri (come pensavano i romantici e i
simbolisti): a dettare le leggi dell’umorismo
pirandelliano è infatti la consapevolezza
dell’inutilità del gesto, dell’impossibilità di
cambiare il corso delle cose; la sua opera è
letteratura allegorica, sintomo della vita che
‘non conclude’ e strumento della ragione.
E’ proprio la ragione, quindi, a dettare le
leggi dell’umorismo: la mente pre-costruisce in
ciascuno un’idea di ciò che è giusto e logico e
ciò che non lo è, fornendo dunque dei principi
razionali secondo i quali gestire la propria
esistenza. Tutto ciò che esautora da questi
canoni diviene ironico e risibile, proprio in
virtù di questo andare oltre il ‘normale’, e la
ragione, sola ed indiscutibile giudice, diventa
strumento necessario alla valutazione ed alla
riflessione. Riflessione spesso amara, ironica,
paradossale, cinica; la mente gestisce lo spazio
dell’ironia che disvela la sua essenza come
sintomo di una realtà che non accetta le
sfumature del bianco e nero, ma si paralizza nei
due colori standard: tutto ciò che è oltre è
ridicolo, ma il riso che ne deriva è amaro.
Pirandello inaugura pertanto un umorismo che non
è più scacco alla maschera nella sua
individualità, ma riso mesto nei confronti di
una umanità che non riesce ad accettare i limiti
e ad andare al di là delle apparenze per
scoprire il vero significato delle cose. Il
nostro caro Luigi sembra quasi essersi preso
gioco di noi, dando i natali ad un umorismo
tragico, triste, velato di una malinconia che sa
quasi di una connaturata pietà verso l’uomo,
misera maschera incapace di mostrare la sue
essenza, dietro il trucco, e di mostrare sé
stesso, dietro l’azione.
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