La Vita

Lucca, 22 Dicembre 1858 – Bruxelles, 29 Novembre 1924

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 G. Puccini apparteneva ad una dinastia di musicisti : Giacomo il bisnonno, Domenico il nonno, Michele il padre.

Di famiglia perbene, ma povera, studiò al conservatorio della città e dopo qualche non precoce tentativo di composizione scrisse nel 1880 “La Messa di Gloria “ e nello stesso anno ricevette una borsa di studio per il conservatorio di Milano dove fu allievo di Ponchielli, come brano d’esame scrisse “ Un capriccio sinfonico” che poi utilizzerà come incipit della Boheme.

All' età di 18 anni, quando Puccini suonava l' organo nel convento delle benedettine, a Pisa era arrivata Aida, nuova opera di Verdi, il suo idolo.

Il giovanotto con due amici, per conoscere questa nuova opera intrapresero il viaggio a piedi, per mancanza di soldi, da Lucca a Pisa. Con abili sotterfugi i tre scapestrati riuscirono ad entrare in teatro senza mettere mano al portafoglio, poichè non c'era neanche quello.

Tra quei templi egiziani, tra danze di moretti e marce trionfali, Puccini vi riconobbe se stesso. Scoccò la scintilla e capì che era nato per la musica e decise di calcare le orme di Verdi. Quel magico ricordo rimase indelebile nella sua mente.

Nel 1884 presentò le Villi con discreto successo. In quel periodo conobbe una bellissima donna, Elvira, che invaghitasi di Puccini abbandonò il marito e con la sua bambina fuggì con lui. Dalla loro unione nacque Tonio. Quando il marito di lei morì i due si unirono in matrimonio.

Nel 1889 la sua seconda opera fu Edgar che non destò entusiasmo e tuttora è quasi sconosciuta.

Nel 1893 arrivò il successo con Manon Lescaut. Ormai il maestro è in pieno possesso della sua tecnica e della sua arte che cominciò brillantemente a delinearsi. Ora si sta rivelando pienamente la sua personalità e il suo senso teatrale.

Il successo inaspettato fu straordinario e Puccini cominciò la sua ascesa inarrestabile.

Nel 1896 un altro capolavoro, La Bohéme, suggellò il precedente successo. L'opera è autobiografica e per questo è la più vera e la più sincera. L'autore e i suoi personaggi si identificano. A Puccini in quel periodo le tasche vuote gli facevano saltare tanti pasti, ma la sua spensieratezza e il suo buonumore lo rendevano l'uomo più felice del mondo. Allo stesso modo i suoi personaggi, artisti come lui, erano avvezzi ad un perenne digiuno, ma traboccavano di allegria e di gioia di vivere. Puccini in quelle note sublimi versò tutta la sua gioia e anche la sua tristezza mascherata dall'allegria. In questa opera si nota qualche residuo di scapigliatura.

I capolavori si susseguirono; nel 1900 nacque a Roma un'altra perla:Tosca.

Nel 1904 a Milano fece la sua apparizione Madama Butterfly. Insuccesso clamoroso. Con la gazzarra che ci fu, è stato un miracolo se l'opera è stata eseguita fino alla fine. Subito fu ritirato lo spartito; ma dopo cento giorni, con qualche ritocco, Butterfly è stata applauditissima a Brescia e il successo da allora non si è più interrotto.

Nel 1910 Enrico Caruso fu Jonson nella Fanciulla del West rappresentata a New Jork. In questa nuova opera ci sono pagine di delicata squisitezza, ma non può competere con le sue sorelle maggiori.

Nel 1917 a Montecarlo ci fu La Rondine, che non potè spiccare il volo.

Nel 1918 ci fu il trittico composto da : Il Tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi.

Turandot fu l'ultimo sforzo del maestro ormai gravemente malato.

Turandot fu l'opera più sofferta e forse per questo suscita sempre nuove emozioni nell'ascoltatore attento. Tutto in quest' ultimo lavoro è stato rinnovato: dall'orchestrazione all' impianto scenico. Alla morte di lui l'opera si interrompe.

Il maestro lasciò il lavoro per recarsi in Belgio per un intervento alla gola, col proposito, una volta guarito, di completare l'opera. Ma la morte è sempre impietosa. Nell'Aprile del 1926 (Puccini era morto già da due anni), l' opera è stata presentata incompleta alla Scala, sotto la magistrale direzione di Toscanini.

Al suicidio di Liù. dove l'opera si interrompe, Toscanini fece tacere l' orchestra e voltatosi verso il pubblico, pronunciò poche parole:<< In questo punto il maestro è morto!>> Gli spettatori si alzarono e osservarono un minuto di raccoglimento, e poi senza ovazioni lasciarono silenziosamente il teatro.

L' opera è stata poi completata da Alfano, ma di recente altri contemporanei si sono cimentati a scrivere altri finali.

Puccini amava situazioni, ambienti e personaggi semplici, ad eccezione della Turandot. In ogni opera nuova la musica presenta sempre una nuova freschezza d'invenzione e un nuovo soffio di vita. Le sue note trasmettono le sfumature più profonde del suo cuore.

Puccini ambientò le sue opere in varie parti del mondo: Manon e Bohéme a Parigi, Tosca a Roma, Butterfly in Giappone, La Fanciulla del West in America e la Turandot in Cina.

I suoi librettisti erano gente del mestiere: Adami, Simoni, Illica, Giocosa e Sardou.

Nel 1893, Verdi, l' icona del secolo d'oro della musica, chiuse la sua parabola con Falstaff, additando nuove vie. Tra le due epoche non ci dovevano essere lacune. Occorreva un filo conduttore che unisse le istanze dei due secoli.

I melomani diffidavano delle innovazioni. Puccini con la sua acuta sensibilità questo lo capì e capì anche che l' eredità verdiana era ormai nelle sue mani. Non rinnegò l'800 ma fu attento alle nuove aspettative e creò una musica tanto comunicativa da soddisfare in pieno le esigenze di tutti, anche dei diffidenti.

Così Puccini adempì la promessa fatta a se stesso, di seguire le orme di Verdi, in quella lontana sera quando a Pisa subì il fascino folgorante di... AIDA.

(Un rarissimo documento, unica testimonianza della voce del Maestro) Clicca qui

              

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