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G.
Puccini
apparteneva ad una dinastia di musicisti
: Giacomo il bisnonno, Domenico il
nonno, Michele il padre.
Di famiglia perbene, ma
povera, studiò al conservatorio
della città e dopo qualche non precoce
tentativo di composizione scrisse nel
1880 “La Messa di Gloria “ e nello
stesso anno ricevette una borsa di
studio per il conservatorio di Milano
dove fu allievo di Ponchielli, come
brano d’esame scrisse “ Un capriccio
sinfonico” che poi utilizzerà come
incipit della Boheme.
All'
età di 18 anni, quando Puccini suonava
l' organo nel convento delle
benedettine, a Pisa era arrivata Aida,
nuova opera di Verdi, il suo idolo.
Il
giovanotto con due amici, per conoscere
questa nuova opera intrapresero il
viaggio a piedi, per mancanza di soldi,
da Lucca a Pisa. Con abili sotterfugi i
tre scapestrati riuscirono ad entrare in
teatro senza mettere mano al
portafoglio, poichè non c'era neanche
quello.
Tra
quei templi egiziani, tra danze di
moretti e marce trionfali, Puccini vi
riconobbe se stesso. Scoccò la scintilla
e capì che era nato per la musica e
decise di calcare le orme di Verdi. Quel
magico ricordo rimase indelebile nella
sua mente.
Nel
1884 presentò le Villi con discreto
successo. In quel periodo conobbe una
bellissima donna, Elvira, che
invaghitasi di Puccini abbandonò il
marito e con la sua bambina fuggì con
lui. Dalla loro unione nacque Tonio.
Quando il marito di lei morì i due si
unirono in matrimonio.
Nel
1889 la sua seconda opera fu Edgar
che non destò entusiasmo e tuttora è
quasi sconosciuta.
Nel
1893 arrivò il successo con Manon
Lescaut. Ormai il maestro è in pieno
possesso della sua tecnica e della sua
arte che cominciò brillantemente a
delinearsi. Ora si sta rivelando
pienamente la sua personalità e il suo
senso teatrale.
Il
successo inaspettato fu straordinario e
Puccini cominciò la sua ascesa
inarrestabile.
Nel
1896 un altro capolavoro, La Bohéme,
suggellò il precedente successo. L'opera
è autobiografica e per questo è la più
vera e la più sincera. L'autore e i suoi
personaggi si identificano. A Puccini in
quel periodo le tasche vuote gli
facevano saltare tanti pasti, ma la sua
spensieratezza e il suo buonumore lo
rendevano l'uomo più felice del mondo.
Allo stesso modo i suoi personaggi,
artisti come lui, erano avvezzi ad un
perenne digiuno, ma traboccavano di
allegria e di gioia di vivere. Puccini
in quelle note sublimi versò tutta la
sua gioia e anche la sua tristezza
mascherata dall'allegria. In questa
opera si nota qualche residuo di
scapigliatura.
I
capolavori si susseguirono; nel 1900
nacque a Roma un'altra perla:Tosca.
Nel
1904 a Milano fece la sua apparizione
Madama Butterfly. Insuccesso
clamoroso. Con la gazzarra che ci fu, è
stato un miracolo se l'opera è stata
eseguita fino alla fine. Subito fu
ritirato lo spartito; ma dopo cento
giorni, con qualche ritocco, Butterfly è
stata applauditissima a Brescia e il
successo da allora non si è più
interrotto.
Nel
1910 Enrico Caruso fu Jonson nella
Fanciulla del West rappresentata a
New Jork. In questa nuova opera ci sono
pagine di delicata squisitezza, ma non
può competere con le sue sorelle
maggiori.
Nel
1917 a Montecarlo ci fu La Rondine,
che non potè spiccare il volo.
Nel
1918 ci fu il trittico composto da :
Il Tabarro, Suor Angelica e
Gianni Schicchi.

Turandot fu l'ultimo sforzo del
maestro ormai gravemente malato.
Turandot fu l'opera più sofferta e
forse per questo suscita sempre nuove
emozioni nell'ascoltatore attento. Tutto
in quest' ultimo lavoro è stato
rinnovato: dall'orchestrazione all'
impianto scenico. Alla morte di lui
l'opera si interrompe.
Il
maestro lasciò il lavoro per recarsi in
Belgio per un intervento alla gola, col
proposito, una volta guarito, di
completare l'opera. Ma la morte è sempre
impietosa. Nell'Aprile del 1926 (Puccini
era morto già da due anni), l' opera è
stata presentata incompleta alla Scala,
sotto la magistrale direzione di
Toscanini.
Al
suicidio di Liù. dove l'opera si
interrompe, Toscanini fece tacere l'
orchestra e voltatosi verso il pubblico,
pronunciò poche parole:<< In
questo punto il maestro è morto!>>
Gli spettatori si alzarono e osservarono
un minuto di raccoglimento, e poi senza
ovazioni lasciarono silenziosamente il
teatro.
L'
opera è stata poi completata da Alfano,
ma di recente altri contemporanei si
sono cimentati a scrivere altri finali.
Puccini amava situazioni, ambienti e
personaggi semplici, ad eccezione della
Turandot. In ogni opera nuova la musica
presenta sempre una nuova freschezza
d'invenzione e un nuovo soffio di vita.
Le sue note trasmettono le sfumature più
profonde del suo cuore.
Puccini ambientò le sue opere in varie
parti del mondo: Manon e Bohéme a
Parigi, Tosca a Roma, Butterfly in
Giappone, La Fanciulla del West in
America e la Turandot in Cina.
I
suoi librettisti erano gente del
mestiere: Adami, Simoni, Illica, Giocosa
e Sardou.
Nel
1893, Verdi, l' icona del secolo d'oro
della musica, chiuse la sua parabola con
Falstaff, additando nuove vie. Tra le
due epoche non ci dovevano essere
lacune. Occorreva un filo conduttore che
unisse le istanze dei due secoli.
I
melomani diffidavano delle innovazioni.
Puccini con la sua acuta sensibilità
questo lo capì e capì anche che l'
eredità verdiana era ormai nelle sue
mani. Non rinnegò l'800 ma fu attento
alle nuove aspettative e creò una musica
tanto comunicativa da soddisfare in
pieno le esigenze di tutti, anche dei
diffidenti.
Così
Puccini adempì la promessa fatta a se
stesso, di seguire le orme di Verdi, in
quella lontana sera quando a Pisa subì
il fascino folgorante di... AIDA.
(Un
rarissimo documento, unica testimonianza
della voce del Maestro)
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