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Studiò a Cremona e assimilò alla perfezione le
tecniche del contrappunto.
A 15 anni era già un ottimo
organista, e fu in grado di dare alle stampe le Sacrae Cantiunculae, e
nel 1587 pubblicò il primo libro dei Madrigali a cinque voci su poesie di T.
Tasso.
Nel 1590 lo vediamo al
servizio dei Gonzaga, e si inserì agevolmente in quell' ambiente musicale
colto e raffinato, in quell'anno pubblicò il II libro.
Nel 1592 scrisse e pubblicò
il III libro dei Madrigali su poesie sempre di T. Tasso. Ma in questo periodo si
comincia a notare la tendenza alla monodia; il tessuto polifonico si sgretola e
si trasforma in linee melodiche molto incisive.
Il 1603 e il 1605 sono gli
anni del IV e V libro dei Madrigali. Nel IV libro per la prima volta viene
previsto un accompagnamento di clavicembalo e altri strumenti e getta così le
basi di un nuovo stile concertante che dal madrigale lo condurrà alla produzione
sacra.
Nel 1607 la sua vocazione
piuttosto drammatica lo avvicinò al melodramma e così nacque Orfeo che si può
considerare il secondo dramma in musica, poichè il primo abbozzo di melodramma
si è avuto nel 1600 con Euridice di Jacopo Peri. Ma mentre in Euridice il canto
restava legato alla parola senza possibilità di librarsi, in Orfeo il canto si
espande e le prime arie cominciano a impreziosire il melodramma, basta ricordare
la tenerissima aria "Che puro ciel!" In Orfeo c'è ricchezza di moti musicali:
dal canto solista a quello a più voci, dal monologo ai primi cenni di dialogo.
L'opera fu un successo, e
l'autore decise di continuare sulla stessa linea con Arianna (1608) di cui resta
solo una bella pagina che è il "Lamento di Arianna" un'aria impregnata di
purezza ellenica.
Il lamento
è stato poi rifatto polifonicamente nel
VI libro dei Madrigali.
Nel 1608
Monteverdi continuò col Ballo delle
ingrate. Dal 1608 in poi si dedicò alla
musica sacra: la sua produzione si
arricchisce del Vespro della Beata
Vergine e del Magnificat.
Nel 1613
assunse la carica di maestro di cappella
in S. Marco a Venezia.
Nel 1619
nacque il VII libro dei Madrigali che
raccoglie composizioni di vario genere.
Tra questi forse il più bello è il
Combattimento di Tancredi e Clorinda,
dove la musica monteverdiana esprime
molto drammaticamente e concitatamente
il celebre episodio di Torquato Tasso.
Le armonie sono semplici ma ardite. Per
la prima volta l'orchestra è
indipendente dal coretto.
Monteverdi
approfondisce una tale indagine
psicologica dei personaggi, che
conferisce loro la verità quasi di
persone vive, tale da trasmettere
all'ascoltatore la drammaticità degli
avvenimenti.
Nel 1641
fu rappresentato a Venezia Il ritorno di
Ulisse in patria con poco successo.

Fino a
questa data i personaggi monteverdiani
appartengono ai miti greci ma nel 1642
effettuò una radicale innovazione nel
melodramma con L'incoronazione di Poppea.
Nella sua
maturità l'ormai famoso musicista
rifiuta i personaggi mitici per portare
alla ribalta personaggi che realmente
hanno determinato gli eventi che hanno
dato vita alla storia.
Il nuovo
melodramma è pervaso d'umanità. Sulle
scene liriche rivivono sentimenti e i
caratteri umani di Poppea e Nerone.
Con questa
innovazione lo spettacolo diventò più
sontuoso anche in senso scenografico.
Al canto,
Monteverdi ha affidato l'identità dei
personaggi, e dà vita ad ognuno di essi.
L'anno
successivo l'ormai famoso compositore
lasciò silenziosamente, come era
vissuto, questo mondo che si è
arricchito della sua arte.
Di lui si
può affermare che fu l'autore di questa
nuova arte, a una nobile e degna figura
di sacerdote. Si era consacrato a Dio
dopo la morte del figlio nel 1632.
Nei secoli
successivi sono cambiati i gusti, gli
stili, i canoni e le correnti artistiche
nel cui contesto sono inserite tutte le
opere d'arte, ma le opere monteverdiane
sono sempre le pietre miliari del
melodramma durante i secoli.
Infatti la
sua musica spezza gli schemi precedenti
che evidenziano le melodie sovrapposte
(orizzontalità musicale) e diede il via
ad una concezione verticale.
Infine il
Monteverdi ha il merito di aver dato il
via al glorioso patrimonio musicale
italiano che ormai lontanissimo dalle
opere monteverdiane cammina per vie
diverse.

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