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Nato in
una famiglia di musicisti, a dieci anni
era entrato già al conservatorio.
Ebbe come
maestri Gounod e Halévy.
Nel 1857
ottenne il Prix de Rome.
A Roma
scrisse Don Procopio che non venne
subito rappresentato.
Il 1863 è
l'anno de I Pescatori di perle, opera
che fu accolta con indifferenza, e
tuttora non entusiasma tanto il
pubblico.
Nel 1869
sposò la figlia di Halévy e nello stesso
anno fu composta ed eseguita la sinfonia
"Roma".
Nel 1872
scrisse I Jeux D'Enfantes per
pianoforte, raccolta di 12 pezzi molto
brillanti che poi furono trascritti per
orchestra.
Nello
stesso anno 1872 nacquero le musiche per
l'Arlesiana di Daudet. Musiche di scena,
pezzi brevi smaglianti, tra i quali
affiorarono motivi provenzali.
Successivamente un altro melodramma
lascia indifferenti: Djamileh e la
critica in questo caso lo accusò di
wagnerismo.
Superata
una crisi depressiva iniziò a comporre
quello che sarà uno dei più grandi
capisaldi della lirica mondiale: Carmen,
rappresentata per la prima volta il 3
marzo 1875.

L'
innovazione di questa nuova opera, il
cui libretto Meilhac e Halevy lo
trassero da una novella di P. Mérimèe,
non fu gradita al pubblico impreparato,
che giudicò il soggetto scandaloso e poi
la protagonista non si addiceva alla
scena, perchè non era una dama ma una
sigaraia.
La
psicologia della protagonista è molto
complessa.
Donna dal
carattere virile, incurante della
moralità, fatalista, non teme la morte,
alla quale alla fine dell'opera andrà
incontro pur di non retrocedere dal
periglioso cammino intrapreso.
La sua
passionalità prorompente, alla quale non
può rinunciare e che la porterà alla
tragica fine, era per lei una farsa
della natura.
Carmen è
un'opera briosa e allegra, e funebre
nello stesso tempo.
Fin dal
principio incombe la morte e lo
spettatore lo intuisce.
La musica
di Bizet seppe dar vita ad ogni
carattere, e ad ogni avvenimento.
Questa
musica cosi duttile, esprime la gioia di
vivere, come nella spregiudicata e
provocante Habanera, e sa esprimere bene
la tragedia come nella tetra aria delle
carte, carica di drammaticità e mestizia
in cui quelle note fanno intendere
l'amarezza di Carmen alla quale le carte
predicono la morte imminente.
Bizet non
è mai stato in Spagna. La sua è una
Spagna convenzionale, vista con l'ottica
della mente. I colori accesi di quelle
danze, del preludio e degli intermezzi
immergono idealmente l'ascoltatore
nell'atmosfera mediterranea e soleggiata
della terra di Spagna.
L'opera fu
un eclatante insuccesso.Il pubblico
evidentemente non capì l'intensità di
quella musica tanto comunicativa e non
capì che Bizet con Carmen portò sulle
scene il realismo di Balzac, cosi come
Mascagni portò con Cavalleria Rusticana
il verismo di Verga nelle scene.
Dopo un
mese dall'insuccesso, Bizet morì.
Di
crepacuore per l'insuccesso o suicida?
Non si sa.
La sua
morte rimase un'enigma irrisolto.
Scrisse
molta musica, ma tante opere dopo la
prima rappresentazione furono
accantonate.
Altre
rimasero incompiute, infine altre si
dispersero dopo la sua morte per la
negligenza della moglie.
Il
pubblico impreparato e la morte
prematura negarono all'autore quella
fetta di gloria a lui dovuta.
Ma
l'insuccesso della prima
rappresentazione, oggi è un trionfo in
tutte le volte che viene eseguita, e la
sua gloria non potrà più eclissarsi.
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