Quando alla fine degli
anni ottanta a Ravanusa ,riprendendo le
attività del C.I.F. Sotto la presidenza
della prof.ssa Tanina Carmina, avendo in
mente di operare a sostegno dei
diversabili e delle loro
famiglie,insieme a lei andammo a
visitare un Centro a Licata,rimasi
scossa e dissi fra me : “Io mi occuperò
di loro? Ne sarò capace? “ Il mondo
della diversabilità era lontano dalla
mia mente nè immaginavo le due belle
realtà che, successivamente, avremmo
creato nel nostro paese. Il C.I.F. Casa
Dell'Amicizia, dove tutti i pomeriggi
dal lunedì al venerdì, i diversabili
trascorrono le loro ore in allegria con
canti, giochi e recite, esprimendo la
loro creatività sotto la guida di noi
volontari, di un animatore, di un
istruttore sportivo e il “Centro Amico
“ onlus che, in convenzione con l'A.S.P.
Di Agrigento,espleta un servizio
ambulatoriale di riabilitazione per
pazienti in età evolutiva e non, con
neuro lesioni e deficit neuropsicomotori
e del linguaggio.
Di quest'ultimo
Centro oggi sono la Presidente e vengo
supportata da uno staff dirigenziale ed
operativo eticamente motivato, attento
al benessere dei pazienti,mediante una
presa in carico globale che coinvolge
famiglia,scuola e società. Questa
sinergia di interventi,nel tempo,di
ottenere ottimi risultati,recuperare
patologie neuropsicomotorie,migliorare
la qualità della vita dei diversabili,
così come emerge dalle seguenti
testimonianze.
Da parte
mia non posso che dire un grazie a chi
mi ha guidato e mi guida verso i
sentieri della diversabilità e a tutti i
ragazzi che con i loro sorrisi,con i
loro gesti,con i le loro parole,con i
loro sguardi e i loro silenzi,riempiono
il mio cuore.
Perché partire dalla diversabilità?
Partiamo dalle abilità!
Quindi
abilmente diversi
Liliana
(operatrice del Centro Amico)

Tutto
iniziò il 31 dicembre del 1995 dopo
essere tornato dal veglione di
Capodanno, quando durante il sonno della
notte mi sentii male.Ho saputo della mia
malattia dalla cartella clinica che mi
fu inviata per posta; decisi di non
curarmene ed andare avanti con la mia
vita da diciannovenne; ma sentivo che i
miei amici di un tempo si allontanavano
perchè non potevo seguire i loro ritmi.
Iniziai la
fisioterapia al Centro Amico di Ravanusa
e, scendendo dal Centro, vedevo nel
salone sottostante alcuni ragazzi che
frequentavano il C.I.F.”Casa
dell'Amicizia”, seduti ad un tavolo a
lavorare.Un bel giorno decisi di
aggregarmi a loro: ho trovato una realtà
più vicina a me, ho conosciuto momenti
di vera gioia, perchè i problemi che ho
io, rispetto a quelli degli altri non
sono nulla; ognuno di noi ha difficoltà
diverse, però stando insieme non
esistono più. Ho trovato nuovi amici,
persone disponibili a stare con noi, a
volerci bene. Con loro mi sento
realizzato, trovo la tranquillità che
non ho a casa o fuori.
Lillo

Fino a
venti anni avevo una vita regolare, ma
eventi dolorosi hanno fatto sì che
perdessi la fiducia in me stesso e nelle
mie capacità, allontanandomi dai veri
valori della vita.
Con il
sopraggiungere della malattia, mi sono
ritrovato con le spalle al muro... il
mio destino era segnato! Coloro che
reputavo amici hanno dimostrato di non
esserlo e di non voler il mio bene
perchè cercavano, nonostante io non
volessi, di riportarmi sulla cattiva
strada, non curandosi della mia nuova
condizione.
Mi sono
tormentato per anni, finalmente la
luce... Sono arrivato al Centro
occupazionale per disabili dove ho
conosciuto dei veri amici che mi hanno
accolto con il sorriso, aiutandomi ad
affrontare al meglio le mie giornate,
anche le più tristi. Ero già prossimo
alla sedia a rotelle e al Cif “Casa
dell'Amicizia” ho ritrovato la serenità
ed ho visto finalmente la vera realtà:
al peggio non c'è mai fine! Insieme
camminiamo verso una vita migliore
sostenendoci a vicenda.
Dal futuro
mi aspetto di poter migliorare, di
tornare a camminare con le mie gambe,
spero di farcela raccogliendo tutte le
mie forze e con l'aiuto dei terapis6ti.
Se non potessi realizzare il sogno di
tornare a camminare, sarei grato
comunque a Dio di esistere, di poter
pensare e comunicare e stare a contatto
con persone ottimiste che mi aiutano in
questo cammino.
Gaetano

Sono Anna
Maria e da qualche mese presto servizio
di volontariato presso il “Cif. Casa
dell' Amicizia “ di Ravanusa.
Spesso si
pensa che la disabilità sia un ostacolo
alla felicità, perché si considera solo
il dolore che essa provoca, non
riuscendo ad entrare nell’interiorità
della persona che ne è colpita.
Ogni
giorno al centro sono a contatto con
persone disabili che sanno sorridere dei
loro problemi, sanno affrontare la vita
con grinta e riescono a trasmettere la
loro gioia di vivere.
Prima di
intraprendere questo percorso di
volontariato, pensavo che le persone con
delle disabilità fossero delusi della
vita,tristi e incapaci di voler guardare
al futuro, adesso ho capito che non è
così!
E’ vero la
disabilità toglie qualcosa fisicamente
ma accresce interiormente.
Ho
imparato ad ascoltare ognuno di questi
ragazzi, andando aldilà delle difficoltà
perché ciascun ragazzo è un mondo da
scoprire e da rispettare.
Mi sono
messa a loro disposizione , penso di
aiutarli, ma ad essere sincera, sono
loro che aiutano me!
Anna Maria

Voglio
provare a scrivere due righe sul centro
“ Cif-Casa dell’amicizia” ma riuscire a
riassumere 20 anni della propria vita è
un’impresa ardua.
Vi sono
cresciuta e mi sono fermata ,ho scelto
di stare vicino a questi ragazzi perché
sentivo di avere bisogno di loro e loro
di me.
Quando
parliamo vorrei essere capace di dar
loro le risposte ai tanti perché della
vita: perché succedono certe cose? Qual
è il disegno di Dio su noi?Perché la
strada della sofferenza? Non so
rispondere ma mi consola condividere un
pezzo del mantello col fratello che
chiede “solo un po’ di attenzione” .Non
voglio mostrarmi debole spazientito e
noncurante!
Sono una
maestra d’arte ,mi sforzo di fare bene
il mio lavoro perché penso che con
l’arte l’animo si eleva a Dio .Cerco di
far conoscere ai ragazzi a distinguere i
colori perché con essi si può ammirare
la bellezza della natura che Dio ha
creato per tutti noi suoi figli.
Il giallo
del sole che ci scalda,l’azzurro
dell’infinito cielo, il verde dei
freschi prati primaverili e via via
altre sfumature ,altre emozioni!
Stiamo
realizzando il presepe e “studiamo” come
fare le braccia di Maria:chiuse in
preghiera o aperte ad abbracciare
l’umanità? Gesù ci sorride con dolcezza
e invita i ragazzi a intonare i canti di
natale. San Giuseppe deve essere forte
e proteggere la sua famiglia, seguiamo
il suo esempio!Di discussione in
discussione ci perdiamo felici nel tempo
che trascorre.
Vorrei
tanto poter garantire a questi ragazzi
la felicità,mi sforzo di essere forte
per trasmettere sicurezza interiore che
è l’unica forza che li può portare a
farsi amare da tutti ,dentro e fuori il
Centro
Mi da
forza la preghiera di San Francesco :
“dove c’è sofferenza,che io porti
speranza!”.
Oh
,Signore! Fa di me uno strumento della
tua pace!
Salvina

L'esperienza di questi due anni fatta al
Cif-Casa dell'Amicizia, è da
considerarsi positiva su tutti i punti
di vista. La necessità di fare
volontariato è nata in me dopo la morte
di mio marito,l'affetto più grande della
mia vita. Mi sentivo ,avevo perso il
sorriso e la voglia di continuare a
vivere. La mia fede vacillava,ma
nonostante ciò nelle mie preghiere
invocavo il Signore di darmi la forza di
uscire da questo tunnel di disperazione
e ritrovare equilibrio spirituale.
Ho chiesto
al Signore di illuminarmi,mi viene in
mente “Cif,” Lo stesso giorno incontro
la prof.ssa Carmina ,presidente del
centro che mi accorda di fare
volontariato .
L'accoglienza dei ragazzi presso il
centro è stata indimenticabile e carica
di affetto.
Guardando
quei ragazzi negli occhi, incrociando i
loro sguardi,mi sono resa conto di
quanto amore e attenzione avessero
bisogno.
Quel
giorno una spinta interiore mi ha messo
in discussione tutto il mio modo di
essere e di agire.
Ho capito
che il mio dolore poteva essere
indirizzato a fare qualcosa per gli
altri. Ringrazio il Signore per questa
opportunità di apertura verso chi ha
meno di me!Il volontariato è amore
carità, gioia. Negli occhi dei fratelli
diversabili io vedo Dio. Grazie Signore!
Cecilia

Come uomo
di volontariato,ti ho
incontrato,conosciuto,accompagnato…in
quel giovane viaggio che è
l’adolescenza.
Ti
chiamavano Disabile. Ti ho chiamato con
il tuo nome: Giuseppe.
E
poi…basta poco per diventare amici!Basta
trovarsi davanti una pizza, parlare di
calcio, parlare di musica e di una…
Sorprendente voglia di vivere!
Ho
imparato tanto al tuo fianco,vivendoti
in tutti i tuoi pensieri
sinceri,veri,senza pelle.
Giorno
dopo giorno,dapprima come animatore
socio-culturale e poi come assistente
socio-sanitario e in seguito come
“compagno teatrale” dove mi hai rivelato
i segreti della tua anima,regalandomi
emozioni che solo l’amicizia sa dare.
Ma dentro
tutta questa musica,ogni qualvolta
s’incontrava il mondo leggevo nei tuoi
occhi una nota stonata,la
sentivo…nell’incontrare lo sguardo della
gente, mentre i nostri sguardi cercavano
Così
impreparato a capire ed accogliere la
tua disabilità
Così
innocente ma allo stesso tempo ignorante
lì a sussurrarmi “poveretto”,
“oh Gesù…perché”?
Come se l’handcap,fosse
una miseria, un qualcosa di cui
vergognarsi!
Mi sono
fermato,ho cercato un modo per evitare
che i tuoi occhi capissero il mio
disagio ed esprimessero ancora più
sofferenza,rabbia e angoscia.
Ne abbiamo
parlato, ascoltandoci,condividendo
dubbi,paure,incertezze ma anche
sogni,desideri, progetti futuri.
Alla fine
ho scritto una commedia in “tre atti
brillanti” affidandomi ad un linguaggio
popolare che è riuscito a far riflettere
,a far meditare la platea ora con una
battuta o una grassa risata.
Ricordi
fratello! Ho giocato a fare
l’autore,dirigendo gli
attori,interpretando il tuo stato
d’animo,le tue verità.
Michele (
il personaggio) ha insegnato al gentile
pubblico che ha applaudito con
vigore,che il diversamente abile è
super-abile perché la sua forza è uguale
al mare,al cielo,alla Terra ,a tutti gli
elementi insieme.
In” quello
sguardo” c’è tutta la miserabilità
dell’uomo che Dio è tutto e abita in
tutte le nostre imperfezioni
ricordandoti in ogni prezioso attimo che
se esiste malattia va curata con la
poesia del sorriso,con la luce
dell’amore, con l’energia della
spontaneità, perché tutto ci possa
portare ad accogliere l’altro.
Perché
ogni persona è ingresso di un nuovo
universo.
Grazie
Giusè.
Enzo
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