
Padre
Fedele Tirrito, pittore e letterato,
nacque a San Biagio Platani il 18
Gennaio 1717 da Nicola e Maria Tirrito,
e morì a Palermo nel 1801 all’età di
ottantaquattro anni.
Le notizie
su di lui si trovano su un manoscritto
anonimo nella biblioteca comunale di
Palermo: ” Il Ristretto Ragguaglio”,
scritto prima del 1797.
La sua
prima formazione la ricevette al
seminario di Agrigento, città che già
nel corso del Settecento rientrava nel
Gran Tour e che aveva ospitato artisti
come Giacomo Serpotta, Francesco Narbone,
Pietro D’Asaro, Nicola e Pompeo
Buttafuoco e Sebastiano Conca.
Dopo
l’uscita dal seminario e dopo tre mesi
di postulandato, trascorsi nel convento
di Casteltermini, il pittore fu inviato
a Caltanissetta, dove il giorno di
Natale del 1739 ricevette il sacro
abito, assumendo il nome di Fra Fedele.
Nel 1740 fece la professione nella
medesima città e fino al 1742 rimase a
Casteltermini. L’anno successivo venne
trasferito al convento cappuccini di
Palermo.Qui tra il 1742-1743, spronato
dall’ordine, frequentò la bottega di
Olivo Sozzi, che Padre Fedele definisce
suo << primo maestro>> ,dal quale
imparò disegno e anatomia; poi
frequentò quella di Filippo Randazzo.
Nel 1751
si recò a Roma e divenne allievo di
Sebastiano Conca, ma per poco, perché il
maestro lasciò la capitale per
trasferirsi a Napoli; è da lui che
apprese l’equilibrata distribuzione dei
volumi, la solidità strutturale dei
personaggi e l’impiego di panneggi
lussureggianti. Suo terzo maestro è
Marco Benefial, oppositore del
manierismo, docente di nudo
all’Accademia di S.Luca.
L’apprendistato non durò molto, il
Benefial fu licenziato, poiché estroso
e ispirato a una pittura dal vero.Nel
1752 ritornò a Palermo, ricco di
schizzi, disegni e di nuovi
insegnamenti.
Dal 1759
al 1761 si trasferì a Casteltermini,
dove ricoprì il ruolo di padre Guardiano
al convento. Si pensa che sia stato
questo il periodo in cui dipinse la
maggior parte delle tele che si trovano
negli edifici sacri di Casteltermini. Al
suo ritorno a Palermo, diresse una
scuola di pittura per laici e per i
confratelli ,tra cui spiccherà il nome
di :Giuseppe Errante. Nel 1784 fu
chiamato a Roma per eseguire nel
Convento della Concezione alcuni dipinti
destinati alla chiesa e al convento di
San Lorenzo Nuovo. Furono questi lavori
a consacrare il successo del frate.
Il Papa
Pio VI stesso si recò al convento della
Concezione per vedere la conclusione dei
lavori, gesto inusuale per l’epoca. Nel
1788 pubblicò un testo di storiografia
di arte siciliana, legata alla
precettistica e ai canoni estetici della
pittura siciliana: “Dialoghi familiari
sopra la pittura difesa ed esaltata”.
Scopo dell’opera era quella di
dimostrare la superiorità della pittura
in particolare di quella siciliana
rispetto alle altre arti, esaminando la
produzione pittorica e fornendo al
contempo ammaestramenti
didattici-pedagogici sull’uso corretto
di immagini Molto umile e modesto, non
firmò mai le sue opere, diceva di non
meritare il titolo di pittore.
Dell’artista rimane un autoritratto,
oggi esposto alla Galleria Regionale
della Sicilia che ha sede a Palazzo
Abatellis.
Morì a
Palermo nel 1801.
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