
A queste domande
possiamo oggi rispondere grazie alla
storia dell‘ arte.
Pittura, scultura o
fotografia sono importanti veicoli
culturali e ottimi fonti d’ informazione
per conoscere come vivevano e come erano
le nostre antenate.
La Venere di Willendorf
è la prima rappresentazione di un corpo
femminile; è una piccola statua calcarea
risalente all’età preistorica che si
presenta dinnanzi ai nostri occhi con
forme rotonde, soprattutto i fianchi e i
seni . Ovvio è qui il simbolismo che
rimanda alla fertilità e alla donna
generatrice.

Questa tendenza e questo
prototipo di bellezza ritornerà anche in
epoche successive, lo vedremo nel
Seicento nella pittura fiamminga con
Rubens nelle Tre Grazie

e nell ‘ Ottocento con
gli impressionisti come Renoir

e nel Novecento, per
esempio, con il pittore colombiano
Botero

La bellezza femminile
esile, leggiadra, alta e snella si fa
avanti nell’ età rinascimentale con
Botticelli (Venere, 1485)

ma anche prima nell’ età
egizia

e romana.

L’ uso di cosmetici che
evidenziassero occhi, grandi nastri,
forcine o altri elementi per il decoro
di lunghe capigliature era quotidiano
ed importante per ogni donna del tempo.
Forte era l’ uso di gioielli e monili
che agghindavano dame di corte e ricche
signore; essi non soltanto avevano una
funzione di decoro ma assumevano anche
valore apotropaico. La perla, non
essendo manipolata da mani d’ uomo,
poichè a forma di cerchio (ritenuta la
forma perfetta) e di colore bianco,
veniva vista come simbolo di perfezione.
Era una pietra che nell’arte sacra si
associava alla Vergine Maria e in quella
profana a Venere, che nasce
proprio,secondo la mitologia, da una
conchiglia. L’ avorio rimandava anch’
esso alla purezza verginale; il diamante
a Cristo; il turchese allontanava dai
mali e in particolare dalle cadute da
cavallo; il corallo rimandava al sangue
di Cristo e difatti veniva portato dai
lattanti nei primi anni di vita,
affinchè venissero protetti.
Vesti ricamate e
damascate,cappellini per il sole, stoffe
leggere o mantelli pesanti sono
testimonianza di tempi e di epoche
diverse. Grazie ad artisti come
Antonello da Messina,

Caravaggio
o Rubens,

possiamo riconoscere e
studiare costumi rinascimentali o
seicenteschi.
Cambiano i tempi e
cambiano anche gli atteggiamenti delle
donne: prima si fanno ritrarre
intimidite, come la Venere d’ Urbino
di Tiziano (1538),

poi molto sicure e
accattivanti dinanzi al pittore, come
nella Maya desnuda di Goia
(1803),

in Colazione sull’
erba ( 1863) di Manet

o in Ritratto di donna
(1817) di Schiele.

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