
MADONNA CON
BAMBINO E I SANTI FRANCESCO D’ASSISI ED
ANTONIO DA PADOVA
Olio su tela, cm 140x100
Casteltermini, chiesa San Francesco
d‘Assisi
1741-1742
L’opera in
questione(vedi foto nr.1), risalente
all’età giovanile di Padre Fedele, è una
delle sue prime realizzazioni a
Casteltermini, forse fu dipinta tra il
1741 e il 1742, anni in cui da poco
aveva ricevuto il sacro abito e dimorava
al convento dei cappuccini. Difatti le
successive tele conservate nella
medesima chiesa verranno realizzate dal
pittore negli anni che vanno dal 1759 al
1762, quando ricoprirà l’incarico di
padre guardiano. La tela messa a
confronto con le opere più mature è
manchevole delle aggraziate ed eleganti
fisionomie che le caratterizzano; ciò si
percepisce nei lineamenti marcati delle
figure, che hanno una certa goffaggine.Il
dipinto, inoltre, è invaso da un senso
di scarsa aderenza al vero ed è
ravvisabile:nella poca naturalezza delle
pose dei santi fermi e impacciati nei
loro gesti; nella rigidità della
pennellata stesa entro contorni ben
delineati e poco sfumati;nell’inadeguata
adesione alla realtà dell’andamento dei
panneggi, che sembrano così duri da
esser scolpiti invece che esser morbidi
e soffici e dall’eccessiva consistenza
della nube ai piedi della Madonna. Quasi
estraneo alla scena è San Giuseppe,
nascosto e adombrato da un drappo in
alto;imperfetto e gonfio è invece il
collo della Vergine, mentre poco
studiata risulta la cura anatomica e
soprattutto le mani quasi grossolane e
rozze dell’angioletto, in primo piano in
basso, che reca la Regola Francescana.
Anche il mancato pathos tra Sant’Antonio
e il Bambino fanno pensare a un Padre
Fedele ancora inesperto, l’opera non è
pervasa dall’atmosfera di intimo
raccoglimento a cui ci abituerà il
pittore ma, pur risultando
stilisticamente impacciata, già denota
le innate qualità pittoriche che il
frate perfezionerà nel corso della sua
lunga produzione artistica. Segni di
queste qualità pittoriche si possono
avvertire nel viso di san Francesco,
estasiato nella contemplazione della
Vergine, e nelle mani sul petto di
questo, che prefigurano la tela
dell’Annunciazione fatta tra il 1769 e
il 1762 per la chiesa Madre.Degni di
nota sono anche gli elementi
architettonici sulla destra e un cielo
azzurro leggermente velato di nuvole.
Particolari decorativi che
caratterizzeranno tutta la carriera di
Padre Fedele si possono ammirare nel
rosario del poverello d’Assisi, i cui
grani sono perle formate da un pendente
cesellato nelle venature del marmo, che
funge da pavimento; nelle rifinite
bordure del soffice cuscino, agghindato
da una preziosa nappa;nelle tonalità del
grigio tenue dei gigli sbocciati sul
bastone di san Giuseppe; nella fibbia
del sandalo di sant’Antonio da Padova e
nella ricciuta capigliatura del Bambino
Gesù. Infine va segnalata la Madonna,
centro focale della tela, che assurge
qui al ruolo dell’Odighitria, cioè guida
di verità e di vita del figlio e dei
fedeli, e nello stesso tempo consegna a
san Francesco l’indulgenza plenaria che
tiene nella mano destra. Ancora una
volta il dipinto si contraddistingue per
una buona resa della luce, che si
equilibra grazie allo sfondo in
chiaroscuro e alle cromie più vivaci che
colpiscono soprattutto il volto della
Vergine e del Bambino. L’impostazione
strutturale dell’opera è paragonabile
alla Madonna, Sant’Agata e San Francesco
di Sales, realizzata da Filippo Randazzo
e oggi conservata al Palazzo Biscari di
Catania(vedi foto nr.2).
Bibliografia:
-Francesco Lo Bue, Uomini e fatti di
casteltermini nella storia moderna e
contemporane,Palermo,1985,VolumeII.
-Scheda nr 5, a cura di M.R.Basta,catalogo
opere,Padre Fedele da San biagio,Salvatore
Sciascia editore,Bagheria (Palermo)
,2002,(pag.212).
-Padre Pietro Roccaforte,Padre Fedele da
San Biagio pittore e letterato,
Flaccovio editore, Palermo, 1968.

Foto
nr.1 Madonna con Bambino tra i santi
Francesco d’Assisi e Antonio da Padova

Foto nr.2
Filippo Randazzzo, La Madonna, Sant’Agata,
e San Francesco di Sales,Catania,Palazzo
Biscari

L’Immacolata Concezione
Olio su tela, cm 400 x
250
Casteltermini, Chiesa Madre
1759-1761
Il dipinto(vedi foto
nr.1) che raffigura l’Immacolata
Concezione è collocato nella navata di
destra della Chiesa Madre e fa da
pendant alla pala raffigurante la
Santissima Trinità, collocata
sull’altare di fronte; il dipinto con
tutta probabilità fu realizzato dal
pittore nel fra il 1759 e il
1761,periodo in cui si trovava presso il
convento dei Cappuccini di Casteltermini
in qualità di Guardiano. Il culto
mariano, strettamente connesso con la
vena più autenticamente intimista della
religiosità francescana, sembra
costituire il filo conduttore
nell’ispirazione del dipinto.
L’impostazione dell’opera è piramidale e
si aggancia ai modi di Sebastiano Conca,
reintegrandoli però nella sapiente
fusione della linea circolare. La
Madonna è il vertice semantico della
composizione; essa risplende in tutta la
sua santità grazie alla luce che le
viene dai raggi dello Spirito Santo,
simboleggiato dalla bianca colomba , e
anche dall’aureola di dodici stelle, che
infonde un candido bagliore sul volto
soave.Il dipinto è costruito mediante
dense pennellate di colore. Sotto il
profilo cromatico le vesti mostrano
tocchi pastosi e lucenti.La morbidezza
del modellato rivela che Padre Fedele fu
anche un attento continuatore del
classicismo di estrazione marattesca ,
diffusasi in Sicilia soprattutto
attraverso la mediazione del Conca. Di
grande efficacia dinamica risulta la
presenza di angeli e putti che emergono
dallo sfondo.Come ad esempio:
l’angioletto in basso, che reca un
ramoscello di gigli sbocciati simbolo
della verginità della Madonna. Inoltre,
lo schema dell’angelo colto in scorcio
rimanda a quelli relativi ad analoghe
figure nei due quadri: uno posto nel
coro della stessa chiesa e l’altro
raffigurante L’Immacolata con San
Serafino di Montegranaro ( o d’Ascoli)
nella chiesa dei cappuccini in San
Lorenzo Nuovo(vedi foto nr.2).
Bibliografia:
-Catalogo opere.in Padre
Pietro Roccaforte, Padre Fedele da san
Biagio, pittore e letterato,Flaccovio
editore,Palermo,1968,(pag 124).
- Egidia Coda, in La costruzione del
convento e della chiesa dei Cappuccini
in San Lorenzo Nuovo ed il Ciclo
pittorico di Padre Fedele da San Biagi,.in
Padre Fedele da San Biagio, Salvatore
Sciascia editore,Bagheria (Palermo),2002
,(pag.57 ).

Foto nr.1 L'Immacolata Concezione

Foto nr.2 L’Immacolata con San Serafino
di Montegranaro

La SS.
Trinità
(o Esaltazione della Croce)
Olio su tela, cm 400x 250
Casteltermini,Chiesa Madre
1759-1761
La tela(vedi foto nr.1)
risulta una delle più artificiose della
produzione castelterminese di Padre
Fedele ed è relativa agli anni
1759-1761; periodo in cui il pittore si
trovava a Casteltermini.La composizione
del dipinto, affollato di angeli e
puttini, appare articolato su due piani
distinti, anche se ideologicamente
complementari. Nella parte superiore
domina lo Spirito Santo, simbolicamente
rappresentato da una colomba bianca,
l’Eterno Padre e il Cristo Redentore,
che come il Padre tiene in mano lo
scettro del comando. Ai piedi dei
protagonisti gli angeli recano i simboli
della passione: frusta, corona di spine
e chiodi. Intorno un moto dinamico
costituito da testine di puttini
festanti su uno sfondo vibrante di luce
e tendente a toni dorati e chiari
raramente usati dall’autore. Nel piano
inferiore risaltano due vigorosi angeli,
uno raffigurato di fronte e l’altro di
schiena, nell’atto di sostenere la
grande Croce inclinata per sollevarla
verso la Trinità ,sono presenti
particolari riferimenti ad altre opere
del maestro Sebastiano Conca come lo
scorcio della figura angelica nel
margine sinistro, ma anche indicazioni
tratte dai dipinti di Sozzi e di D’Anna
come l’angelo colto in volo ed inserito
ad incastro nel registro inferiore. I
toni cromatici, infine, sono familiari
alla tavolozza pittorica di Fedele.
Bibliografia:
-Catalogo delle opere,in
Padre Pietro Roccaforte.Padre Fedele da
San Biagio,pittore e letterato,
Flaccovio editore,Palermo, 1968,(pag.40
e 124 ).

Foto nr.1 La SS Trinità

L’Annunciazione
Olio su
tela cm 405x255
Casteltermini, Chiesa Madre
1752
Secondo la tradizione
orale consolidata, il dipinto(vedi foto
nr.1) fu realizzato da Padre Fedele
durante gli anni in cui si trovava a
Casteltermini, dove nel convento dei
Cappuccini svolgeva le mansioni di padre
guardiano. Uno scrittore
locale,Francesco Lo Bue,nello scritto in
“Uomini e Fatti di Casteltermini nella
storia moderna e contemporanea”, per
deduzioni personali o attingendo
probabilmente a notizie documentarie,
scrive che: “alla data del
1752….risultava essere stato sicuramente
rifinito”1. Il dipinto mostra un
impianto compositivo piramidale.
L’angelo ,con le ali ancora aperte,
indossa un mantello svolazzante che
indica il moto subito arrestatosi
dinnanzi alla Vergine , alla quale
addita il cielo.La Vergine è
rappresentata secondo la consueta
iconografia: con le mani incrociate sul
seno e la testa reclinata in segno di
umile accettazione. Dall’alto irrompe il
Padre Eterno fra una schiera di angeli e
cherubini; ha al fianco lo Spirito
Santo, che irradia i suoi raggi
sull’angelo Gabriele. Il dipinto è
pervaso da una luce diffusa che avvolge
le immagini facendole vibrare dolcemente
soprattutto quella di Maria che sta
leggendo. Degni di nota sono anche
mobili e oggetti della quotidianità:
l’inginocchiatoio ad indicare la pratica
religiosa della preghiera; il cesto da
lavoro, simbolo dei lavori materiali
terreni; dei panni, che simboleggiano
l’umiltà di Lei. Inoltre il ramoscello
con tre gigli bianchi in mano all’alato
messaggero alludono allo stato verginale
della Madonna, bianca è anche la veste e
anche qui il candore allude alla
purezza. Particolarmente curate sono le
acconciature dei capelli dei soggetti
rappresentati. La scena infatti è
arricchita da preziosi dettagli
cromatici, nel drappo di velluto rasato
del leggio con frange e galloni e nelle
colorate ali dell’angelo sfumate con
colori pastello. L’intero schema
compositivo si avvale di moduli
figurativi contrapposti lungo la
diagonale centrale che si equilibrano
vicendevolmente. Nella trattazione del
tema , il pittore sembra ispirarsi a due
incisioni di R. Rosaspina tratte da
Ludovico Caracci: l’Annunciazione e San
Carlo Borromeo che adora la
Natività(vedi foto nr.2).
L’opera infine presenta molte analogie
con altre opere coeve dello stesso
artista come ad esempio il Transito di
San Giuseppe, l’Estasi di San Fedele da
Sigmariga, la Madonna con Bambino e
Santi Francesco d’Assisi e Antonio da
Padova, tutte collocate nella chiesa di
San Francesco d’Assisi a Casteltermini.
Bibliografia:
-Catalogo opere,Padre
Pietro Roccaforte, in Padre Fedele da
San Biagio, pittore e letterato,
Flaccovio editore,Palermo, 1968, (pag.124).
-Scheda nr 7,catalogo opere della
mostra. A cura di S.Dell’Aira in Padre
Fedele da San Biagio, Salvatore Sciascia
editore, Bagheria (Palermo )2002, (pag
216-217).
-Francesco Lo Bue, Uomini e Fatti di
Casteltermini nella storia moderna e
contemporanea,Palermo,1985,VolII.

Foto nr.1 L’Annunciazione
Foto nr.2 Incisioni di R.Rosaspina
tratte da L.Caracci, Annunciazione, San
Carlo Borromeo che adora la Natività

MADONNA CON ANGELI E SANTI
(o Porziuncola)
Olio su tela, cm 360x250
Casteltermini, chiesa San Francesco
d’Assisi
1759-1762
La pala d’altare in questione(vedi foto
nr.1) si trova nella chiesa di San
Francesco d’Assisi, originariamente
dedicata a San Michele Arcangelo .
L’opera risale al periodo in cui il
pittore ricopriva nella suddetta chiesa
l’incarico di padre guardiano tra il
1759 e il 1762. La tela della Madonna
con angeli e santi è nota anche come la
Porziuncola, probabilmente perché i
lavori di edificazione del convento e
della chiesa iniziarono il 2 Agosto del
1722, giorno in cui la comunità
francescana celebra la solennità di
Santa Maria degli Angeli alla
Porziuncola; ad attestare la veridicità
di quanto detto è lo storico
castelterminese Francesco Lo Bue in
“Uomini e fatti di Casteltermini nella
storia moderna e contemporanea”. L’opera
mostra un impianto strutturale
particolarmente complesso rispetto alle
altre tele presenti nel luogo sacro. La
composizione si articola in due registri
sovrapposti: quello superiore mostra la
Vergine tra angeli e cherubini, mentre
quello in basso rappresenta figure di
santi. L’impianto è inoltre suddiviso da
due diagonali il cui punto di
intersezione è la Madonna. In questa
ardua composizione Padre Fedele riesce a
raggiungere un completo ed eccellente
equilibrio formale nella simmetria tra
le parti; nonostante la struttura sia
articolata su un rigido schema
piramidale, tale rigidità sembra essere
attenuata dall’agitarsi tenue delle
vesti, esercizio acquisito sicuramente
durante il periodo di studi artistici
presso il Conca. Lo spazio è diviso ma
questa volta sul piano cromatico: il
lato di sinistra è traboccante di luce e
di vivaci tonalità, quello opposto di
destra presenta invece cromie abbastanza
scure e brune, armonizzate in maniera
eccellente dalle vesti bianche della
Vergine. Il cappuccino ottenne tali
risultati sia per il suo talento
pittorico naturale sia perché aveva alle
spalle una solida preparazione teorica.
Infatti era convinto che per le grandi
pale d’altare molto doveva essere
affidato al sapiente uso dei chiaroscuri
nelle pieghe dei panneggi e nelle masse
luminose, per far in modo che vi fosse
un’armonia e un equilibrio in tutta la
composizione. La scena si svolge in un
esterno, ciò viene suggerito dalle
sfumate cromie del cielo, che sembra
annunciare un’imminente tramonto, e da
un paesaggio modulato da profili di
colline in lontananza. I personaggi sono
contraddistinti da un’attenta
descrizione e interpretazione, non viene
tralasciato alcun particolare, ma vi è
anzi una voluta e studiata ricerca del
dettaglio. La Madonna è identificata
come l’Immacolata e gli attributi
iconografici che le vengono assegnati
sono una corona di dodici stelle e il
piede su una mezzaluna. Inoltre la
Vergine ha le mani incrociate sul petto
e gli occhi rivolti verso il basso,
perché sta discendendo dall’alto per
redimere gli uomini. Alla sua destra San
Michele Arcangelo indossa elmo e
corazza, mentre nella mano destra tiene
la spada. Sul piano inferiore, in terra,
bramano la vista della Madonna: San
Francesco, Santa Chiara e Santa Cristina
da Bolsena con i rispettivi attributi
iconografici: la croce il primo,
l’ostensorio Santa Chiara e il fascio di
frecce Santa Cristina. A sinistra, sullo
stesso piano, Padre Fedele raffigura
invece San Gerolamo con in mano il libro
sacro e ai piedi un cappello e un
mantello, simboli della dignità
cardinalizia rifiutata dal santo per
intraprendere la vita da eremita; al suo
fianco un altro santo che addita alla
Madonna e che rimanda al San Pietro
raffigurato nell’ Immacolata e santi di
Guglielmo Borremans alla cattedrale di
Caltanissetta(vedi foto nr.2) e che per
la presenza del leone al suo fianco và
identificato con l’Evangelista Marco.
Ultimo particolare da notare è
l’angioletto a sinistra vicino alla
Madonna, che quasi per scherzo si
nasconde sotto il suo manto; tale angelo
rimanda ai puttini scolpiti da Giacomo
Serpotta a Palermo(vedi foto nr.3),
artista che sicuramente il frate
sanbiagese conosceva.
Bibliografia:
-Francesco Lo Bue,Uomini e fatti di
Casteltermini nella storia moderna e
contemporanea, Palermo,1985,VolumeI.
-Scheda nr 6,catalogo opere della
mostra, a cura di S.Dell’Aira in Padre
fedele da San Biagio,.Salvatore Sciascia
editore, Bagheria (Palermo),2002,(pag
214-215).

Foto nr.1 Madonna tra angeli e santi

Foto nr.2 Guglielmo Borremans,
L’Immacolata e Santi, Caltanissetta,
chiesa di Santa Maria La Nova

Foto nr.3 Giacomo Serpotta,Angelo

TRANSITO DI SAN GIUSEPPE
Olio su tela, cm245x165
Casteltermini, chiesa di San Francesco
D’Assisi
1759-1762
La tela (vedi foto nr.1)si trova nella
chiesa di San Francesco D’Assisi ed è
collocata sulla parete destra del coro;
probabilmente fu dipinta tra il 1759 e
il 1762, periodo in cui il frate fu
padre guardiano al convento dei
cappuccini. Protagonisti della scena
sono: San Giuseppe semidisteso, la
Madonna al suo fianco e Cristo in piedi
benedicente, che qui non rappresenta il
figlio ma si eleva a ruolo di Padre
salvatore.Il tema del transito, cioè il
passaggio dalla vita alla morte, non
viene trattato dal pittore in maniera
tragica e drammatica, ma al contrario
tutta la scena è invasa da una solenne e
calma serenità cristiana. L’episodio,
che vede per l’ultima volta la Sacra
Famiglia riunita, rivela una divina
consolazione dopo la morte. Il tutto è
ambientato in un interno, in cui a
destra troviamo una colonna, mentre ai
piedi del letto un’anfora e un bacile
minuziosamente lavorato. L’attenta cura
dei particolari è resa anche dal ricamo
dorato del sandalo di Cristo, dalla
spilla con pendente che orna la manica
dell’angelo a sinistra, in primo piano,
e infine dall’incensiere sorretto da un
angelo. Particolari fonti di luce
provengono dal volto di Cristo e
dall’alto con lo Spirito Santo incarnato
in una colomba bianca; intorno vi è un
agitarsi di puttini e angeli. Vanno
segnalati infine la maestria nell’uso
della linea, ravvisabile nella cura dei
panneggi egregiamente drappeggiati, e
altresì l’uso dei colori ben armonizzati
ed equilibrati.Difatti alle accese
tonalità del rosso e dell’ocra delle
vesti di San Giuseppe e di Cristo
corrispondono in opposizione le cromie
brune e scure di tutta la composizione.
Appaiono grandi e sproporzionati,
invece, le mani dell’angelo in ginocchio
in primo piano a sinistra e la gamba
destra dell’angioletto in alto in
torsione, che ha tra le braccia un altro
angioletto recante rose e giglio bianco,
attributo iconografico riferibile a San
Giuseppe.
Bibliografia:
-Francesco LoBue, Uomini e fatti di
Casteltermini nella storia moderna e
contemporanea,Palermo,1985,VolumeI.
-Scheda nr 8,catalogo opere della
mostra, a cura di M.R.Basta, Padre
Fedele da San Biagio,Salvatore Sciascia
editore, Bagheria (Palermo), 2002,(pag.218).

Foto nr.1 Transito di San Giuseppe

GLORIA DI SAN FEDELE DA SIGMARINGA
Olio su tela, cm250x 165
Casteltermini, chiesa San Francesco
d’Assisi
1759-1762
Questa tela(vedi foto nr.1), assieme
alle precedenti, fa parte del ciclo
pittorico compiuto da Padre Fedele per
la chiesa di San Francesco d’Assisi.
L’opera è collocata sulla parete di
sinistra del coro e può annoverarsi tra
quelle dipinte dal frate negli anni
1759-1762, periodo in cui realizzò la
maggior parte delle tele per l’edificio
sacro. L’opera è nota come l’Estasi di
San Francesco d’Assisi, ma analizzando
attentamente la composizione,
l’attribuzione al tema iconografico
dell’estasi di San Francesco è errata,
poiché questo prevede che il santo si
abbandoni misticamente tra le braccia di
un angelo dopo aver ricevuto le
stigmate, ma tutto ciò non trova
riscontro con la trama pittorica
dell’opera in questione. Padre fedele
raffigura il santo su un nimbo con il
viso rivolto verso l’alto, poiché sta
ascendendo al cielo dopo il martirio e
allarga le braccia, abbandonandosi alla
volontà divina umilmente. Accanto a lui
degli angeli recano: spada, palma, mazza
chiodata e corona, vale a dire i simboli
iconografici di martirio dello stesso
santo, il quale nel 1622 fu martirizzato
in Svizzera proprio con una mazza e una
spada. I tratti somatici con cui Padre
Fedele raffigura il santo sono
completamente diversi dalla
raffigurazione del santo d’Assisi
realizzate nella sua produzione
pittorica castelterminese, come per
esempio in Madonna con Bambino e santi
Francesco d’Assisi e Antonio da Padova.
Infine, per chiarire completamente la
questione, decisiva risultò la richiesta
avanzata e ottenuta nel 1783 proprio da
Padre Fedele alla Santa Sede, della
donazione delle reliquie del martire per
la chiesa di San Francesco d’Assisi e
oggi custodite nella cappella del
Crocifisso all’interno di un reliquiario
antropomorfico. L’impianto compositivo
della tela è piramidale, le cromie sono
ben equilibrate e variano in diverse
tonalità di marrone e si armonizzano
egregiamente con i celestini squarci del
cielo. L’altra nota di colore è data dal
drappo rosso indossato dall’angelo in
basso, che reca la spada e rimanda
proprio al sangue che il martire versò
durante la sua missione di
evangelizzatore. Sulla sinistra uno
scorcio paesaggistico raffigura le
rovine di un castello, circondato da
rami e foglie, che sembra tagliare
l’angolo a sinistra della tela.
L’ambientazione esterna e i riferimenti
naturalistici sono rari nella pittura di
Padre Fedele, anche se vengono
riproposte nella pala d’altare della
Madonna con angeli e Santi e nella
Madonna con Bambino a santi Francesco
d’Assisi e Antonio da Padova della
medesima chiesa. Sono ravvisabili
dettagli tipici della pittura del frate:
il ciondolo d’oro cesellato, pendente
dalla coroncina di rosario di San
Fedele; la spilla che trattiene il suo
saio e una gemma sulla veste dell’angelo
che tiene in mano la palma, simbolo
anche questo di martirio. Il dipinto
trova un raffronto con la tela di San
Francesco d’Assisi in estasi( vedi foto
nr.2) , proveniente dal convento dei
cappuccini di Monreale. Le similitudini
sono nella struttura compositiva e
cromatica, ma nel dipinto di Monreale
l’angelo vicino a San Francesco mostra
un orientamento verso la cultura
artistica neoclassica, mentre l’angelo
vicino a San Fedele di Casteltermini
presenta stilemi tardo- barocchi.
Bibliografia:
- Padre Pietro Roccaforte, Padre Fedele
da San Biagio, pittore e letterato,.
Flaccovio editore,Palermo, 1968.
- ,Scheda nr 9,catalogo delle opere,a
cura di S.Dell’Aira in Padre Fedele da
San Biagio, Salvatore Sciascia editore,
Bagheria (Palermo) ,2002(pag.220).

Foto nr.1 L'estasi di San Fedele da
Sigmaringa

Foto nr.2 San Francesco d’Assisi in
estasi, Monreale,convento dei cappuccini

VERGINE IMMACOLATA
Olio su tela, cm 130x100
Casteltermini, Chiesa San Francesco
d’Assisi
1759-1762
La Vergine Immacolata(vedi foto nr.1) fu
dipinta probabilmente da Padre Fedele
nel periodo in cui fu padre Guardiano al
convento dei cappuccini di Casteltermini
tra il 1759 e il 1762. Il dipinto è
collocato nella parete di sinistra della
chiesa cappuccina. Per i francescani il
culto mariano è particolarmente
importante e si presuppone anche per
Padre Fedele, poiché numerosissima fu la
produzione di icone mariane. La forma
della tela è ovale e ritrae l’Immacolata
Concezione attorniata da angeli e
puttini; ha il viso rivolto verso
l’alto, le braccia aperte e sul capo una
corona di dodici stelle. Ritratta su una
nube, tiene il piede sinistro su una
mezzaluna simbolo di castità. Gli abiti
indossati, la veste bianca e il mantello
azzurro, l’angelo al suo fianco con un
drappo rosso e che tiene in mano un
grande fascio di gigli che rinviano alla
purezza di Lei, sono segni tipici
dell’iconografia della Madonna. Le
cromie del dipinto sono ben armonizzate
e rimandano certamente agli insegnamenti
del suo primo maestro Don Olivo. Sulla
mano sinistra la Vergine tiene una
catenella e per questa motivazione
l’opera è anche nota come Madonna della
Catena, come attesta anche nel catalogo
delle opere di P.Pietro Roccaforte. Nel
meridione d’Italia la tradizione
popolare di questo periodo era
particolarmente legata alla Madonna
della Catena, vista come intermediaria
per la liberazione dalla schiavitù
terrena; ma in realtà la catenella
potrebbe essere stata aggiunta
posteriormente, e quindi non esser
legata alla mano del pittore sanbiagese.
Inoltre, la consueta iconografia della
Madonna della Catena prevedeva il capo
con una corona e il Bambinello Gesù in
braccio, elementi che qui non sono
presenti. Grande maestria mostra il
particolare anatomico del braccio,della
mano dell’angelo a fianco alla Vergine e
della schiena nuda del puttino di spalle
sapientemente modellati. Raffronti si
possono segnalare con l’Immacolata di
Sebastiano Conca(vedi foto nr. 2), oggi
alla galleria Regionale della Sicilia.
Nell’impianto compositivo e strutturale.
L’opera presenta una matura e personale
rielaborazione di istanze culturali
della scuola romana riportate in quel
periodo sull’isola; per tali ragioni
l’opera entra a far parte delle tele più
mature del pittore prodotte a
Casteltermini.
Bibliografia:
-Catalogo delle opere,Padre Pietro
Roccaforte, in Padre Fedele da San
Biagio,pittore e letterato,. Flaccovio
editore,Palermo, 1968,(pag .40 e 125).
-Scheda nr 10,catalogo delle opere della
mostra,a cura di M. R. Basta,in Padre
Fedele da San Biagio,Salvatore Sciascia
editore,Bagheria (Palermo), (pag
222-223).

Foto nr.1 Vergine Immacolata

Foto nr.2 Sebastiano Conca,
Immacolata,Palermo, Galleria Regionale
della Sicilia

MADONNA CON SANTI E BEATI CAPPUCCINI
Olio su tela, cm250x180
Casteltermini, chiesa San Francesco
d’Assisi
Postuma al 1768
Il dipinto (vedi foto nr.1) si trova
collocato sulla parete sinistra della
chiesa del convento dei Cappuccini.
Seguendo il modello iconografico
tradizionale, Padre Fedele raffigura la
Madonna tra santi e beati cappuccini
entro uno schema a piramide: la Vergine,
al centro, assisa su un poggiolo di
nuvole, affiancata in alto da angioletti
e risplendente in tutta la sua santità,
è il vero vertice semantico della
composizione. Accanto a lei il Bambino
tiene in mano lo scettro del potere e
con la mano destra compie un gesto di
benedizione. Nella parte sottostante le
fanno da corona quattro francescani tra
i quali si può individuare il Beato
Bernardo da Corleone, raffigurato in
prossimità della Vergine sul margine
sinistro della tela. Ancora in basso vi
sono due frati privi di attributi
iconografici e pertanto non facilmente
identificabili; forse sono San Felice da
Cantalice(1) e San Lorenzo Russo da
Brindisi(2), dato che San Fedele da
Sigmaringa(3), santo solitamente
raffigurato nelle sue tele, ha come
attributi la palma e la mazza o la spada
che qui mancano. I due frati non possono
essere identificati con San Serafino da
Montegranaro(4), perché questo divenne
santo nel 1767.Incerta risulta essere la
datazione di realizzazione dell’opera;
se identifichiamo nel frate vicino alla
Vergine il Beato Bernardo, allora la
data di composizione è postuma al 1768,
perché proprio in quell’anno il
cappuccino fu proclamato beato; quindi
la tela potrebbe essere stata dipinta
negli anni maturi; forse quando,
recandosi per brevi periodi a San Biagio
Platani suo paese natale, dimorava a
Casteltermini. I frati sono colti in un
atteggiamento di adorante sollecitudine
nei confronti di Gesù, unica vera via di
salvezza; San Francesco d’Assisi,
recante tra le mani i consueti gigli
bianchi, guarda verso di noi. L’impianto
piramidale dell’opera, che Padre Fedele
riprende dai modi di Sebastiano Conca,
viene qui reinterpretato nella sapiente
fusione con la linea circolare su cui si
iscrive la corona di santi, dalla quale
promana un edificante afflato religioso.
In basso un angioletto invita al
silenzio, accanto a lui sono posti dei
gigli bianchi, un libro sacro e una rosa
rossa che rimanda probabilmente alla
futura passione di Cristo. Fa da sfondo
al dipinto ancora una volta un accenno
di un paesaggio e uno squarcio di cielo
azzurro. Nonostante il ripetersi del
soggetto, ampiamente divulgato nelle
chiese e nei conventi cappuccini, il
dipinto di Casteltermini si distingue
per un cromatismo abbastanza pacato, il
quale accorda i toni del marrone delle
vesti dei santi con il tocco pastoso e
luminoso del rosa celeste, con il manto
della Madonna e delle candide e rosee
carni del Bambino egregiamente
modellato. Una nota di colore si ravvisa
anche nel drappo rosso dell’angioletto
in basso, nel cielo azzurro e nelle
tonalità del giallo che contornano i
visi del Bambino e della Vergine.
Bibliografia:
Giovanni Spagnolo,L’onore e l’amore,Bernardo
da Corleone 1605-1667cappuccino e santo,
Velar editore,Gorle(BG),2001.
-Padre Pietro Roccaforte, Padre Fedele
da San Biagio, pittore e letterato,
Flaccovio editore,Palermo,1968,(pag.
125).
(1) - Da Biblioteca Sanctorum volume V
pag 538-539:
San Felice da Cantalice
Nacque nel 1515 a Cantalice, fu pastore
e contadino. Fece il noviziato a Fiuggi,
più tardi si trasferì a Roma, dove
ricoprì l’incarico di cappuccino
questuante. Fu amico di San Filippo Neri
e Sisto V, al quale predisse il papato.
Morì nel 1587, venne beatificato nel
1625 e canonizzato nel 1712. Oggi la
salma si trova nella chiesa
dell’Immacolata Concezione in via Veneto
a Roma.
(2) - Da Bibiliotheca Sanctorum volume
VIII pag.162-180
San Lorenzo Russo da Brindisi
Nacque a Brindisi il 22 luglio del 1559.
Ordinato sacerdote a Venezia il
18dicembre 1582, gli venne affidato
l’insegnamento teologico ai chierici
cappuccini. Viaggiò molto in Italia e in
tutta Europa; fu missionario,
diplomatico, uomo di governo e
cappellano militare. Morì a Lisbona nel
1619, Beatificato nel 1783 e canonizzato
nel 1881. Il primo a farne riprodurre
l’immagine fu don Pietro di Toledo, che
lo fece ritrarre appena morto.Una vera
fioritura iconografica si ebbe nella
seconda metà del sec.XVIII,
all’approssimarsi della beatificazione.
Si ebbero opere di P. Labbruzzi in
Toscana, di frà Fedele da San Biagio
Platani e frà Domenico da Palermo in
Sicilia, di frà Stefano da Carpi nella
provincia di Parma, di A. Banchero a
Genova, di D. Corvi a Venezia.
(3)-Da Biblioteca Sanctorum Volume V pag.522-525
San Fedele da Sigmaringa
Nacque a Sigmaringa (Svezia) nel 1578.
Nel 1616 decise di abbracciare la vita
religiosa, optando per i cappuccini. Nel
1622 fu scelto a dirigere la missione
cappuccina della Rezia,per arginare i
processi dell’eresia. Gli eretici lo
trucidarono a colpi di mazze ferrate e
spada. E’ spesso raffigurato con : il
capo spezzato dalle ferite mortali, la
palma del martire, la spada e la mazza e
talvolta con la clava di legno. Il corpo
riposa nella cattedrale di Coira.
Beatificato nel 1729 e canonizzato nel
1746.
(4)-Da Biblioteca Sanctorum volume XI
pag.850-852
San Serafino da Montegranaro
Nacque nel 1540 a Montegranaro(Ascoli
Piceno). Si indirizzò verso l’ordine dei
cappuccini a diciotto anni, presso il
convento di Tolentino, dove venne
accolto come laico.Esercitò la carica di
portinaio e laico cercatore.Morì nel
1604 nel convento di S. Maria in Solestà.Fu
il più grande taumaturgo del suo tempo,
per questo fu beatificato ne 1729 e
santificato nel 1767.

Foto nr.1 Madonna con santi e beati
cappuccini

BEATO BERNARDO DA CORLEONE
Olio su tela, cm 110x80
Casteltermini, chiesa San Francesco
d’Assisi
Postuma al 1768
La tela (vedi foto nr.1), raffigurante
il Beato Bernardo da Corleone, è
collocata sulla parete sinistra della
chiesa di San Francesco d’Assisi a
Casteltermini. La data di realizzazione
è incerta, sappiamo che Padre Fedele
dimorò a Casteltermini tra il 1759 e il
1762, ma Padre Bernardo fu dichiarato
beato il 29 aprile del 1768 da Papa
Clemente XIII. L’opera probabilmente fu
dipinta in una data postuma al 1768,
realizzata forse a Palermo e collocata
successivamente nella chiesa di
Casteltermini. La commissione del
dipinto si lega all’antica consuetudine
di adornare i conventi cappuccini con le
immagini dei padri illustri dell’ordine.
Il dipinto, che ritrae il Beato Bernardo
da Corleone a mezzobusto, si
caratterizza per la sobrietà del colore
dalle tonalità basse e smorzate. Dal
fondo oscuro emerge, appena illuminato
da una luce fioca, il suo viso sereno e
mite con capelli e barba folti dai
tratti addolciti. Tutto ciò è ottenuto
attraverso un sapiente effetto di
chiaroscuro e di ombreggiature, che
mettono in evidenza il cingolo
francescano, le tempie, le guance
scavate, la bocca e l’espressione degli
occhi fermi a guardare lo spettatore. Il
dipinto che si ascrive al periodo
giovanile del pittore sanbiagese,
risulta nel complesso di modesta entità
artistica, anche se emerge l’ abilità
del ritrattista di mettere in luce
l’animo del personaggio.
Bibliografia:
-Catalogo dei dipinti, Padre Pietro
Roccaforte, Padre Fedele da San Biagio,
pittore e letterato, Flaccovio editore,
Palermo.1968,( pag 125).
- Giovanni Spagnolo, L’ onore e l’amore,
Bernardo da Corleone (1605-1667)
cappuccino e santo,. Velar editore,
Gorle (BG) 2001.

Foto nr.1 Beato Bernardo da Corleone
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