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Il Tricolore
Dall'unità ai nostri giorni
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Dal discorso di Giosuè Carducci, tenuto
il 7 gennaio 1897 a Reggio Emilia per
celebrare il 1° centenario della nascita
del Tricolore
«Sii
benedetta! Benedetta nell'immacolata
origine, benedetta nella via di prove e
di sventure per cui immacolata ancora
procedesti, benedetta nella battaglia e
nella vittoria, ora e sempre, nei
secoli! Non rampare di aquile e leoni,
non sormontare di belve rapaci, nel
santo vessillo; ma i colori della nostra
primavera e del nostro paese, dal
Cenisio all' Etna; le nevi delle alpi,
l'aprile delle valli, le fiamme dei
vulcani, E subito quei colori parlarono
alle anime generose e gentili, con le
ispirazioni e gli effetti delle virtù
onde la patria sta e si augusta:
il bianco,
la fede serena alle idee che fanno
divina l' anima nella costanza dei savi; il
verde,
la perpetua rifioritura della speranza a
frutto di bene nella gioventù de' poeti; il
rosso,
la passione ed il sangue dei martiri e
degli eroi, E subito il popolo cantò
alla sua bandiera ch' ella era la più
bella di tutte e che sempre voleva lei e
con lei la libertà»,
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Il tricolore
italiano,
quale
bandiera
nazionale,
nasce a
Reggio
Emilia il 7
gennaio
1797, quando
il
Parlamento
della
Repubblica
Cispadana,
su proposta
del deputato
Giuseppe
Compagnoni,
decreta "che
si renda
universale
lo Stendardo
o Bandiera
Cispadana di
Tre Colori
Verde,
Bianco, e
Rosso, e che
questi tre
Colori si
usino anche
nella
Coccarda
Cispadana,
la quale
debba
portarsi da
tutti". Ma
perché
proprio
questi tre
colori?
Nell'Italia
del 1796,
attraversata
dalle
vittoriose
armate
napoleoniche,
le numerose
repubbliche
di
ispirazione
giacobina,
che avevano
soppiantato
gli antichi
Stati
assoluti,
adottarono
quasi tutte,
con varianti
di colore,
bandiere
caratterizzate
da tre fasce
di uguali
dimensioni,
chiaramente
ispirate al
modello
francese del
1790.
E anche i
reparti
militari
"italiani",
costituiti
all'epoca
per
affiancare
l'esercito
di Bonaparte,
ebbero
stendardi
che
riproponevano
la medesima
foggia. In
particolare,
i vessilli
reggimentali
della
Legione
Lombarda
presentavano
i colori
bianco,
rosso e
verde,
fortemente
radicati nel
patrimonio
collettivo
di quella
regione: il
bianco e il
rosso,
infatti,
comparivano
nell'antichissimo
stemma
comunale di
Milano
(croce rossa
su campo
bianco),
mentre verdi
erano, fin
dal 1782, le
uniformi
della
Guardia
civica
milanese.
Gli stessi
colori, poi,
furono
adottati
anche negli
stendardi
della
Legione
Italiana,
che
raccoglieva
i soldati
delle terre
dell'Emilia
e della
Romagna, e
fu
probabilmente
questo il
motivo che
spinse la
Repubblica
Cispadana a
confermarli
nella
propria
bandiera. Al
centro della
fascia
bianca, lo
stemma della
Repubblica,
un turcasso
contenente
quattro
frecce,
circondato
da un ramo
di alloro e
ornato da un
trofeo di
armi.
Nei tre
decenni che
seguirono il
Congresso di
Vienna, il
vessillo
tricolore,
anche se
soffocato
dalla
Restaurazione,
continuò ad
essere
innalzato,
quale
emblema di
libertà, nei
moti del
1831, nelle
rivolte
mazziniane,
nella
disperata
impresa dei
fratelli
Bandiera,
nelle
sollevazioni
negli Stati
della
Chiesa.
Dovunque in
Italia, il
bianco, il
rosso e il
verde
esprimono
una comune
speranza,
che accende
gli
entusiasmi e
ispira i
poeti:
"Raccolgaci
un'unica
bandiera,
una speme",
scrive, nel
1847,
Goffredo
Mameli nel
suo Canto
degli
Italiani. E
durante la
stagione del
'48 e della
concessione
delle
Costituzioni,
quella
bandiera
divenne il
simbolo di
una riscossa
ormai
nazionale,
da Milano a
Venezia, da
Roma a
Palermo. Il
23 marzo
1848 Carlo
Alberto
rivolge alle
popolazioni
del Lombardo
Veneto il
famoso
proclama che
annuncia la
prima guerra
d'indipendenza
e che
termina con
queste
parole:"(.)
per
viemmeglio
dimostrare
con segni
esteriori il
sentimento
dell'unione
italiana
vogliamo che
le Nostre
Truppe(.)
portino lo
Scudo di
Savoia
sovrapposto
alla
Bandiera
tricolore
italiana."
Allo stemma
dinastico fu
aggiunta una
bordatura di
azzurro, per
evitare che
la croce e
il campo
dello scudo
si
confondessero
con il
bianco e il
rosso delle
bande del
vessillo.
Il 14 marzo
1861,
proclamato
il Regno
d'Italia, la
sua bandiera
continuò ad
essere, per
consuetudine,
quella della
prima guerra
d'indipendenza.
La mancanza
di una
apposita
legge al
riguardo -
emanata
soltanto per
gli
stendardi
militari -
portò alla
realizzazione
di vessilli
di foggia
diversa
dall'originaria,
spesso
addirittura
arbitrarie.
Soltanto nel
1925 si
definirono,
per legge, i
modelli
della
bandiera
nazionale e
della
bandiera di
Stato.
Quest'ultima
(da usarsi
nelle
residenze
dei sovrani,
nelle sedi
parlamentari,
negli uffici
e nelle
rappresentanze
diplomatiche)
avrebbe
aggiunto
allo stemma
la corona
reale.
Dopo la
nascita
della
Repubblica,
il decreto
legislativo
presidenziale
del 19
giugno 1946
stabilì la
foggia
provvisoria
della nuova
bandiera,
confermata
dall'Assemblea
Costituente
nella seduta
del 24 marzo
1947 e
inserita
all'articolo
12 della
nostra Carta
Costituzionale.
Perfino dal
linguaggio
del verbale
è possibile
cogliere
tutta
l'emozione
di quel
momento.
Si riportano
le parole
del
PRESIDENTE [Ruini]
– Pongo ai
voti la
nuova
formula
proposta
dalla
Commissione:
"La bandiera
della
repubblica è
il tricolore
italiano:
verde,
bianco e
rosso, a
bande
verticali e
di eguali
dimensioni".
- E'
approvata.
L'Assemblea
e il
pubblico
delle
tribune si
levano in
piedi.
Vivissimi,
generali,
prolungati
applausi.
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