Museo Etnografico

Inaugurazione 29 Dicembre 2011

Oggi è per tutti noi, il raggiungimento di un importante traguardo, che conferma  ancora una volta l’ impegno assunto dall’A.A.C. nell’ambito della salvaguardia del  nostro patrimonio culturale.

Possiamo definire questa giornata il giorno del riscatto della nostra identità culturale.

 Già da tempo era nostro intento, dopo la realizzazione dell’antiquarium archeologico comunale, di cui fondamentale è stata l’opera dell’.A.A.C., la creazione di un museo etnografico ove raccogliere beni materiali del nostro passato.

Circa un anno fa,  grazie alla Pro Loco ,con la quale da sempre abbiamo avuto un rapporto di amicizia e di condivisione per la salvaguardia dei beni culturali del nostro paese,  l’A.A.C. ha partecipato all’incontro con  l’UNPLI  in occasione del progetto ”Abbraccia l’Italia” , tenutosi in questa sede.

Successivamente , abbiamo redatto un protocollo di intesa con la Pro Loco,  per la realizzazione di un museo Etnografico.

 La realizzazione di questo percorso, ci gratifica ancora una volta in questo difficile cammino nel recupero dei beni Culturali artistici e storici.  Voglio ringraziare a nome mio personale e dell’A.A.C., Il primo cittadino Avv. Nuccio Sapia, il vice Sindaco Dott. Maria Pia Greco e tutta l’Amministrazione  Comunale per aver creduto in noi ed  averci dato la possibilità di custodire nei locali di via Jan  Palak , ove è ubicato il nuovo museo, questo grande  patrimonio di appartenenza che stava per disperdersi.

Pur essendo, il Comune, in difficoltà economiche si è reso disponibile a farci avere il materiale per la realizzazione dei pannelli espositivi.

Abbiamo iniziato questo percorso muniti di buona volontà,  pieni di entusiasmo e con spirito di sacrificio,  affrontando non indifferenti difficoltà e sacrifici personali.

In tutti questi mesi il neo museo era diventato la nostra seconda dimora ( non si guardava l’orologio;  tanto era il lavoro che le ore scorrevano senza che ce ne rendessimo conto)

Inizialmente la raccolta dei materiali era composta dalle nostre  modeste collezioni,  man mano  si arricchiva con le donazioni  dei cittadini, che hanno condiviso questa nostra   iniziativa, privandosi dei ricordi più cari..

Voglio sottolineare che l’Ass. Archeologica Castelterminese, per ben 22 anni, ha sempre operato nel sociale, con modestia e umiltà senza mai chiedere niente per se stessa, sostenendosi con le proprie risorse, raggiungendo sempre con grande soddisfazione e gratificazione gli obiettivi prefissati.

                                       Nascita e percorso del museo

Il museo etno-antropologico dei materiali della civiltà contadina e dei mestieri, ha origine nel mese di maggio 2011, come attività di volontariato dell’A.A.C. e della Pro Loco,  per la tutela e la conservazione della cultura popolare del passato.

    Le testimonianze del lavoro della terra e dei mestieri della vita quotidiana, sono state raccolte con l’intento di non disperdere questi beni materiali, dall’incuria, dall’abbandono e dall’egoismo dell’uomo. Gli antichi mestieri, fanno ormai parte della nostra storia.

 Molti di essi sono del tutto scomparsi o divenuti rari soppiantati dal progresso e dall’industrializzazione, dalla catena di montaggio e dalla tecnologia più sofisticata, dai diversi consumi, dove all’acqua fresca per dissetarsi si è sostituita la Coca-Cola.

 I giovani d’oggi non hanno mai conosciuto il concia-brocche, i salinari, ipastai, gli arrotini, i carrettieri, la “ pilucchera” che si recava a pettinare le clienti casa per casa, solo per ricordare alcuni mestieri.Abbiamo ritenuto riproporre  alcuni dei più significativi mestieri di ieri diffusi nel nostro paese, perché secondo noi, anche questo passato è patrimonio di memoria da ricordare, un “come eravamo” pacatamente tinto di nostalgia o di rimpianto.

E’ doveroso che la raccolta di questi beni, che facevano parte della vita e della cultura del nostro paese, siano messi a disposizione di coloro che, hanno voglia di conoscere il proprio passato, di apprezzare a cosa devono la propria condizione di vita.

Le testimonianze del lavoro della terra e della vita quotidiana familiare , sono state contestualizzate in diverse sezioni, in appositi pannelli espositivi che descrivono tramite la lettura visiva dei materiali, delle foto degli strumenti, l’articolazione socio economico del mondo contadino, operaio minerario e  dell’artigianato.

 Questa disposizione museografico ha come risultanza il seguire attentamente un percorso obbligatorio, che coinvolge l’osservatore con attenzione, a scoprire i vari materiali di un mondo passato e l’uso che ne faceva, con un linguaggio del tutto sconosciuto ai giovani.

L’inserimento della ricostruzione di un ambiente domestico, cioè dell’unica stanza ove abitava l’intera famiglia, con il braciere, la cucina in mattoni smaltati, il contadino che ara la terra con  l’aratro tirato dai buoi,  l’ingresso della miniera di zolfo cu  lu surfararu, “li iuchira di na’ vota”  che facevamo da ragazzi, rende il percorso reale, ed emozionante a ricordo del passato .

 Sono presenti pezzi legati alla coltura e alla produzione del vino, testimonianze delle antiche attività di bottega, come quella del falegname, del calzolaio, dell’arrotino, caratteri in legno per la stampa tipografiche dei primi anni del novecento, ed una meravigliosa esposizione di fotografie antiche, dai primi anni del 900 agli anni 60-70 . Inoltre una  collezione di pietre di zolfo documenti del settore minerario e della scuola ecc…

La suggestiva parte artistica è stata realizzata da Salvatore Rizza.

Questo museo potrà essere visitato e utilizzato da tutte le scuole, per far compiere esperienze didattiche, con appropriata chiave di lettura. Ogni sezione è contrassegnata con delle lettere arricchita da didascalie, con i relativi  nomi degli oggetti in lingua dialettale del luogo, inoltre: documenti storici, modi, proverbi e detti castelterminesi, che porterà a vedere in questi oggetti un valore non solo umano ma anche poetico, al di là di ogni retorica che faccia apprezzare il presente nel rispetto della memoria.

Ed infine il mio affettuoso grazie,  va’ ai veri protagonisti della riuscita di questa meravigliosa raccolta museografica, AI CITTADINI castelterminesi, che ci hanno collaborato con le loro donazioni; un ringraziamento va anche ai commercianti che ci hanno fornito   gratuitamente i materiali per la collocazione della mostra fotografica permanente .  

Il presidente dell’A.A.C.

Rizza Salvatore

 

A1,2- “U FIRRARU”
B- “U FALIGNAMI”
C- “U SCARPARU”
D- “U VURDUNARU E U CARRITTERI”
(BORDONARO E CARRETTIERE)
E- “VILANZA E PISIRA”
(BILANCIA E PESI)
F- “U CRIVARU” “U VIDDRANU”
G- “VARBERI E PARRUCCHIERI”
(BARBIERE EPARRUCCHIERE)
H- “SCUPI E SCIUSCIALORI”
(SCOPE E VENTAGLI)
“U CUFINARU, U VASCIDDRARU”
(CESTE E PANIERI)
“CRAPARU E PICURARU”
(CAPRAIO E PASTORE)
I- “U SURFARARU”
(LO ZOLFATAIO)
L– “DUCUMENTI E FOTOGRAFII”
(DOCUMENTI E FOTOGRAFIE)
M- “I IUCHIRA DI ‘NA VOTA”,
(I GIOCHI DI UNA VOLTA)
- “DUCUMENTI DI SCOLA”
(DOCUMENTI DELLA SCUOLA)
N- “DOCUMENTI, VASELLAMI”
(DOCUMENTI E VASELLAME)
O- “U SARTU, A RACCAMATRICI”
(IL SARTO E LA RICAMATRICE)
P– “A CUCINA”
(LA CUCINA)
Q– “ATTREZZI VARI”
R1- “A STANZA DI ‘NA VOTA”
(LA STANZA DI UNA VOLTA)
R2- “U CANALARU”
(FABBRICA DI TEGOLE)
S– “MATERIALI ELETTRICU”
(MATERIALE ELETTRICO)

LASCIARE PASSARE INOSSERVATA LA STORIA DEL
NOSTRO PASSATO E QUELLA DELLA NOSTRA VITA,
SIGNIFICHEREBBE CANCELLARE LE TRADIZIONI, GLI
USI E I COSTUMI DEL NOSTRO PAESE


Prof. Salvatore Rizza
- A.A.C. (Associazione Archeologica Castelterminese)

 

C’era una volta...


...un paese dell’entroterra siciliano, adagiato sui fianchi
della collina di pizzo Pecoraro, le cui abitazioni costruite
in pietra grigia, si integravano mirabilmente col paesaggio.
La gente faticava nel ritmo lento del tempo, si
piegava passo dopo passo a falciare le spighe di grano,
che veniva portato alla macina. “Le lancedde“, piene di
acqua, e qualche fiasco di vino passavano tra le mani
dei contadini durante la loro pausa. Alla fatica dei contadini
si aggiungeva quella più pesante di li
“surfarara” (zolfatai). Come una malattia, possiede tutti:
proprietari, gabelloti, artigiani, carrettieri e carusi. A
casa le donne preparavano la cena su cucine in pietra o
in laterizio, abbellite da mattoni in ceramica colorata. È
doveroso ricordare queste memorie, per non cancellare
gli aspetti e le immagini di quell’unica stanza nella quale
viveva l’intera famiglia. Ci ritornano alla mente certi
odori perduti, certi silenzi o certi rumori o suoni, i giochi
che facevamo da ragazzi, come “i pizzicotti, “u carruzzuni”,
“u ponti”, “a ‘ncagliari e spariri”, “a sipa”.
Questi giochi erano rallegrati da antiche canzoni siciliane.
Le nuove generazioni non hanno conosciuto tutto
questo, poiché la trasformazione del paesaggio urbano
è avvenuto troppo in fretta. Noi, che abbiamo vissuto in
parte quel passato, oggi sentiamo dire spesso:
“ittammu tutti ‘sti cosi vecchi ca nun servunu a nenti” .
Ci è sembrato giusto, invece, per non perdere tutto il
nostro passato e farle conoscere alle nuove generazioni,
consegnare e custodire alcuni elementi rappresentativi
della vita quotidiana di allora.
L’idea di questo museo, infatti, nasce con un doppio
intento: far rivivere momenti di vita quotidiana che
hanno caratterizzato la seconda metà del novecento e,
contestualmente, mettere a disposizione di chi non l’ha
vissuto le testimonianze di quel passato di cui ha solo
sentito parlare, per apprezzare il presente nel rispetto
della memoria, dando agli oggetti un valore non solo
materiale, ma anche umano e poetico.

 

IL PAESE


Casteltermini dista 44 km da Agrigento, ed è raggiungibile
attraverso lo scorrimento veloce PA-AG; il paese dista 8 km
dallo scalo ferroviario Acquaviva-Casteltermini (per chi proviene
da Palermo) e 11 da quello di Campofranco (per chi
proviene da Agrigento).
Il comune oggi conta circa 8.000 abitanti e ha una superficie
di 9.951 ettari, per una densità abitativa di 80 abitanti
per km2.
Fu fondato nel 1629 dal Barone Gian Vincenzo Maria Termini
e Ferreri e, grazie alle vantaggiose condizioni concesse ai
coloni e alla fertilità della terra, il borgo venne popolato in
breve tempo da numerosi abitanti provenienti da alcuni
paesi limitrofi.
L’economia inizialmente si poggiava soprattutto sull’agricoltura
ed assunse un aspetto industriale di fondamentale
importanza grazie alla miniera di zolfo Cozzo Disi, una
delle più grandi d’Europa. Un’altra industria fu quella della
Montedison, poi Italkali, per la produzione di sali potassici.
Per tanti anni, vanto di Casteltermini fu la pasta prodotta
dal pastificio “San Giuseppe”, che veniva esportata in varie
parti della Sicilia, ma anche in alcune località d’Italia.
Il territorio fu abitato già diversi secoli prima della fondazione
del paese, come testimoniano i numerosi reperti archeologici
custoditi presso l’Antiquarium Archeologico Comunale,
ritrovati grazie agli studi e alle ricerche condotti
dall’A.A.C. (Associazione Archeologica Castelterminese),
guidata dal Prof. Salvatore Rizza.
All’interno dell’Antiquarium, si possono ammirare materiali
riferibili al neolitico antico e al neolitico finale.

Prof. Salvatore Rizza

 

                

 

A.A.C.

(Associazione Archeologica Castelterminese)

Cell. 328 8324962


e-mail: ass.archeocasteltermini@virgilio.i

 

PRO LOCO “CHIUDDIA”
UFFICIO I.A.T.


VIA JAN PALACH - TEL. 0922 929062


e-mail: prolococasteltermini@virgilio.it

 

Via Regina Elena, 36/A