BURGIO

 

Nome abitanti:  burgitani  

Patrono: Sant’Antonio Abate (Giorno festivo  17 gennaio)

Il paese trae la sua caratteristica fisionomia dall'essere posto su un pendio triangolare alla confluenza del vallone Garella e del Torrente Tima, affluenti di sinistra del Sosio.

Il nome del paese deriva dall'arabo  burg, torre o casa di pietra.

Incerta la data della sua fondazione: si attribuisce a una colonia saracena insieme con i superstiti di Scirtea, antichissima città sicana, di cui rimangono solo i ruderi del Castello di Acristina, posti su una rupe isolata ed inaccessibile a dieci chilometri da Burgio: la costruzione appartenne nel 1296 aFrancesco Ventimiglia Seniore, conte di Geraci.

Durante la dominazione araba, Burgio fu governata da Hamud della dinastia ai Alidel,  il quale, cacciato dallaSpagna, giunse in Sicilia e divenne signore di Burgio.

Quando  Ruggero il Normanno scese alla conquista della Sicilia, dopo 25 anni di guerra era riuscito a sottomettere i saraceni, ma per debbellarli tutti gli mancava ancora la vittoria sull'emiro  Hamud, che resistette a lungo al re normanno nel triangolo di Girgenti,  Monte Guastella e  Castrogiovanni. In quest'ultima egli si era trincerato, ma caduta  Girgenti e arresasi Monte Guastella dopo lungo e logorante assedio, Hamud decise di abiurare la propria religione e consegnarsi al re Ruggero.

Ricevette il battesimo a Sciacca l'anno 1088  da Gerlando  primo  vescovo di Girgenti e dal nome di Ruggero il Normanno suo padrino e dal nome della contea che ricevette in dono dal vincitore e dalla quale era già stato signore, si chiamò Ruggero Burgio.

Dopo di lui la signoria passò a Federico D'Antiochia, conte di Mistretta e di Caltabellotta; quindi, nel 1337, ne ebbe la giurisdizione baronale  Raimondo Peralta. A questo succedette nella signoria il figlio Guglielmo Gran Cancelliere del d’Aragona  e marito di Aloisa Sclafani e Calvello, figlia del conte di Adernò. Alla morte di Guglielmo ne ebbe investitura il figlio Guglielmone prima, poi Matteo a cui succedette il nipote Nicolò, che lasciò la baronia alla sorella Caterina Peralta. Da questa e da Alfonso de Cardona, conte di Reggio, nacque Antonio de Cordona che fu investito della baronia nel 1518 . Dopo di lui, per un lasso di tempo di circa tre secoli, furono signori della baronia di Burgio: Alfonso, Diana e Caterina de Cardona Salluccio, Alfonso e Tommaso Gioeni Tagliavia, Lorenzo Gioeni Bologna, Isabella Gioeni Aversa e Filippo Colonna D'Este. Quest'ultimo tenne la baronia sino al 1812, quando decadde in Sicilia il feudalesimo per volontà del Parlamento siciliano.

Architetture religiose : Chiesa di San Rocco; Chiesa Madre Sant'Antonio Abate, Chiesa di San Vito, con cripta; Chiesa di San Luca; Chiesa della Madonna del Carmine, parrocchiale, con annesso ex convento dei padri carmelitani; Chiesa di San Giuseppe; Chiesa di Santa Maria; Chiesa della Misericordia; Chiesa della Motta (dedicata all'Immacolata);Chiesa di Sant'Antonino;Chiesa di Santa Lucia;  Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, ex monastero delle benedettine (oggi delle suore dell'Immacolata di Lourdes), Badia; ex Convento dei Cappuccini e chiesa annessa. Prioria di Santa Maria del bosco Adriano, normanna, di cui restano vestigia notevoli. Il conte Ruggero andava col suo seguito a caccia quando veniva assalito da un cinghiale, fu salvo invocando la santa Vergine. Per grazia ricevuta eresse la chiesa e il monastero che concesse in prioria ai Cistercensi.

Architetture militari

  • Il castello baronale di Burgio (Castrum Burgii), ubicato nel quartiere Santa Lucia (piazza Castello), in posizione dominante il centro abitato. Dongione su Motta, rettangolare, a blocco unico, in stretto rapporto con l'antico casale saraceno. È stato restaurato nel 1981.

Aree naturali

Parte del territorio di Burgio ricade all'interno della riserva naturale orientata Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio, istituita nel 1997 e comprendente anche i territori dei comuni diBivona,Chiusa Sclafani e  palazzo Adriano ; nel territorio della riserva naturale sono stati trovati i più antichi reperti fossili della Sicilia.

Tradizioni e folclore

Settimana Santa

Molte sono le feste e tradizioni religiose di questo piccolo paese, ma di particolare importanza ed interesse va ricordata la Settimana Santa. Antichi ed originali sono i riti del Venerdì Santo e della Pasqua, che culminano con i festeggiamenti in onore di  san Vito Martire e San Luca Evangelista, le cosi chiamate "Rigattiate", una gara di prestigio religioso delle due confraternite, i "santavitara" e "santalucara", che consistono in una corsa danzante dei simulacri dei due santi nelle vie antiche e tortuose del paese, portati a spalla dai giovani delle rispettive confraternite. La festa solitamente si conclude con due  spettacoli pirotecnici.

Musei

Museo della ceramica Muceb e il Museo delle mummie    e Città delle Campane                         

Storia della Fonderia


L'antica fonderia prima della ristrutturazioneA Burgio esiste l’unica fonderia di campane della Sicilia, una delle poche esistenti in Italia. E’ stata fondata nel 1500 dalla famiglia Virgadamo che ha tramandato, di padre in Fotografia di Mario Virgadamofiglio, la passione per quest’arte, oggi diventata un’attività professionale per gli eredi. La fonderia ha prodotto campane per secoli, esportandole in molti paesi d’Italia e del mondo. Dalla limitrofa Chiusa Sclafani, con una campana del 1750 che ancora oggi chiama a raccolta i fedeli della Chiesa Madre, alla campana della M.SS. della Magione a Palermo, al Madagascar ed al Venezuela l’arte dei Virgadamo è presente in molti luoghi. Per questo essi hanno conquistato meriti professionali che hanno consentito loro di ricevere riconoscimenti prestigiosi (iscrizione nell’albo d’oro per meriti professionali, il Telamone e diversi attestati e trofei). Lo stesso Mario Virgadamo ha ideato i primi apparecchi di elettrificazione delle campane che ora sono stati sostituiti con il nuovo metodo delle campane a oscillazione o a balzo.
Negli anni un secondo artigianato, Rocco Cacciabaudo, ha dato il suo apporto alla continuazione di quest'arte campanaria, aprendo, nella stessa Burgio, una propria fonderia.

 Procedimento di lavorazione


Foto di una campana prima della cotturaFase della cottura di una campana“La tecnica di lavorazione della campana ha subito, nel corso del tempo, notevoli cambiamenti.
Per prima cosa si sviluppa la misura della campana su carta e, poiché ognuna di essa deve essere dotata di un particolare accordo musicale, vi è una tabella nella quale vengono enumerati i rapporti tra le note musicali, diametro e peso. Su questi dati avviene l'elaborazione del modello su carta che, a sua volta, viene messo su legno sagomato e poi su un'asse rotante per fabbricare la forma.
Si costruiscono tre pezzi uno sopra l'altro: prima il c.d. maschio, poi la negativa o falsa campana, infine la cappa. Questa operazione viene effettuata servendosi di materiali come: creta bianca, concime stallatico mescolato, perché la creta non si spacchi e anche canapa, crine di cavallo.

 

campana ottagonale in bronzo (peso 40 Kg) realizzata per Giovanni Paolo II nel 1993 da Mario Virgadamo
Riguardo invece alle iscrizioni e ai fregi che sono posti sulla parte esterna della campana, si fa un getto di gesso e una di cera vergine d'api e si applica il disegno in creta, a stampo sulla falsa campana. Si pennella poi con creta bianca e crine di cavallo tagliuzzato con una particolare macchinetta ideata dal Virgadamo, perché aderisce bene con la forma e non lasci spazi vuoti. Una volta effettuata la pennellatura della forma concreta, si innaffia l'interno della stessa in modo da farla riscaldare e sciogliere i fregi. Quindi si tolgono la cappa e la falsa campana dà lo spessore della campana vera e propria. Dopodiché si passa alla fase più delicata di tutta l'operazione: la fusione, che avviene a fiamma riverberata e per la quale vengono usati stagno vergine e rame rosso per la forma bronzo.

 

campana prima della cotturaUn attrezzo da lavoro : il compassocampana finita e decorataQuesto fonde a 1.100 gradi di temperatura e viene mescolato con un legno stagionato per impedire che il bronzo indurisca se imbevuto d'acqua. Completata la fusione che come detto sopra è un momento molto delicato, perché da essa dipende la buona riuscita della campana, si procede alla pulitura e lucidatura, anche questa fase viene effettuata con un macchinario ideato da Virgadamo; invece la pulitura dell'iscrizione viene fatta a mano con martello e scalpello. L'istallazione viene effettuata dalla ditta stessa e richiede non poca attenzione per il calcolo dei pesi, l'altezza, ecc..

Gli attrezzi del mestiere


Il giovane Luigi Mulè mentre decora una campanaIl procedimento di lavorazione della campana sin qui descritto si tramanda da parecchi secoli di generazione in generazione.
Oggi, morto Mario, ultimo erede dei fondatori Virgadamo, la bottega è nelle mani del giovane nipote, poco più che ventenne, Luigi Mulè Cascio. E' a lui che si deve la continuità di un'attività e di un'arte che, altrimenti, sarebbe andata dispersa. La sua passione, nata dalla continua frequentazione del nonno e dall'apprendimento dei segreti da questi tramandati, è stata arricchita da conoscenze con gli studi che sta completando preso l'Accademia delle Belle Arti di Palermo.
Ieri come oggi, la tradizione viene portata avanti con gli stessi strumenti di precisione e gli stessi marchingegni di sempre.

 

 

 

Via Regina Elena, 36/A