Per un 8 Marzo

all'insegna della valorizzazione di genere e del genio femminile.

Papa Wojtyla fu un ammiratore appassionato del “genio femminile”: ne ha parlato tante volte con toni da poeta ed è arrivato a chiedere perdono alle donne per i maltrattamenti subiti nella storia dagli uomini di Chiesa.
Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna!”: questa esclamazione, degna di un innamorato, si trova nella Lettera alle donne, pubblicata il 10 luglio 1995.

Uguale trasporto è nell’Esortazione apostolica Vita Consacrata (marzo 1996), che ci presenta la donna come “un segno della tenerezza di Dio verso il genere umano”.

Altrettanto slancio avevamo trovato otto anni prima nella lettera apostolica Mulieris dignitatem (30 settembre 1988): I nostri giorni attendono la manifestazione di quel genio della donna che assicuri la sensibilità per l’uomo in ogni circostanza: per il fatto che è uomo!

I gesti sono stati poi il luogo di una particolare tenerezza di questo Papa per le donne. Tenerezza che si è espressa in libertà, configurando una revisione radicale della gestualità pontificale: mai si era visto e speriamo  sempre si veda un Papa baciare in fronte le ragazze, stringerle al petto, prenderle per mano e quasi danzare con loro.

Ecco un testo che esprime in modo esemplare l’ammirazione del Papa per il “genio femminile”: “Faccio oggi appello all’intera comunità ecclesiale, perché voglia favorire in ogni modo. nella sua vita interna, !a partecipazione femminile (…) E’ questa la strada che va percorsa con coraggio. Chi può immaginare quali grandi vantaggi verranno alla pastorale, quale nuova bellezza assumerà il volto della Chiesa, quando il genio femminile sarà pienamente riversato nei vari ambiti della sua vita?” (Angelus del 3 settembre 1995).

Una parola audace alle donne Giovanni Paolo la dice in occasione dell’anno internazionale loro dedicato dall’Onu, nel 1995.

“L’uguaglianza tra uomo e donna è affermata fin dalla prima pagina della Bibbia, nello stupendo racconto della creazione (..) Sulle orme del suo divino Fondatore, la Chiesa si fa convinta portatrice di questo messaggio. Se talora, nel corso dei secoli e sotto il peso del tempo, alcuni suoi figli non hanno saputo viverlo con la stessa coerenza, questo costituisce motivo di grande rammarico”: così Giovanni Paolo parla nel saluto domenicale del 10 giugno 1995.

E poco dopo nella citata lettera alle donne: “Siamo purtroppo eredi di una storia di enormi condizionamenti che, in tutti i tempi e in ogni latitudine, hanno reso difficile il cammino della donna, misconosciuta nella sua dignità, travisata nelle sue prerogative, non di rado emarginata e persino ridotta in servitù (…) Se in questo non sono mancate, specie in determinati contesti storici, responsabilità oggettive anche in non pochi figli della Chiesa, me ne dispiaccio sinceramente” (Lettera alle donne, 10 luglio 1995).

Sulla necessità di riscrivere la storia al femminile Giovanni Paolo ritorna alla fine di quel mese:
“Quanto ancora deve essere detto e scritto circa il debito enorme dell’uomo verso la donna in ogni settore del progresso sociale e culturale! Nell’intento di contribuire a colmare questa lacuna, vorrei farmi voce della Chiesa e rendere omaggio al molteplice, immenso, anche se spesso silenzioso, contributo delle donne in ogni ambito dell’umana esistenza”
(saluto domenicale, 30 luglio 1995).

 

 Storie di... Donna                                                                                                        Origini 8 Marzo

Via Regina Elena, 36/A